Lunedi, 18 Giugno, 2018

I dinosauri 'migranti' di Jurassic World

Jurassic World Il Regno Distrutto la recensione Jurassic World: insieme al regno, in frantumi anche le aspettative dello spettatore
Zaira Scannapieco | 11 Giugno, 2018, 17:58

Preparatevi alla nostra recensione, che trovate qui di seguito.

Il blockbuster Jurassic World: Il Regno Distrutto aggiunge un altro tassello alla scia di successi del franchise, anche se i momenti davvero emozionanti sono sempre più rari da trovare. Per far combaciare i pezzi dell'ingranaggio e permettergli di spiccare il volo ci vuole più di mezz'ora. E questo dopo che il mondo intero ha deciso che quei dinosauri alla fine è meglio che muoiano e restino nella loro isola. Si tratta di cifre che ancora non riflettono quello che sarà tuttavia il guadagno finale dal momento che il film non è ancora uscito negli Stati Uniti, ma solo nel resto del mondo.

Il parco è distrutto ma ora i dinosauri che abitano Isla Nublar sono in pericolo, l'attività vulcanica sull'isola si è riattivata e il rischio di una nuova estinzione si profila all'orizzonte. C'è una tecnologia, nel cinema oggi, che fa male agli umani, leggi interpreti in carne e ossa, ovvero ne stigmatizza tutte le debolezze, inadempienze, manchevolezze, persino sul piano emotivo, emozionale, empatico: nel sequel Jurassic World: il regno distrutto i dinosauri mangiano in testa agli umani, e le dimensioni non spiegano tutto. La scena, per cui va grande merito a Bayona, è quella in cui si vede un Bracchiosaurus con un tragico destino. Questo è decisamente un bene, perché significa che il regista (non un mestierante, d'altronde) è riuscito a dare al suo film un'identità forte, mescolando le carte in tavola in modo originale e non troppo scontato, per un lavoro che si inserisce in un sottogenere e in una identità particolarmente definita. I due protagonisti, arrivati sull'isola mentre inizia a scendere la lava, si mettono alla ricerca di Blue, il velociraptor addestrato da Owen tre anni prima, e delle altre creature ma scoprono anche una cospirazione di portata globale che potrebbe riportare il pianeta ad un pericoloso stato di disordine come non si vedeva dalla preistoria...

Jurassic Park è tratto dall'omonimo romanzo scritto da Michael Crichton, di cui Spielberg acquistò i diritti prima che venisse pubblicato nel 1990, chiedendo all'autore di collaborare all'adattamento cinematografico dell'opera.

Detto ciò, quindi, il dinamismo è un punto peculiare di una storia che già di per sé è fortemente improntata all'action, caratteristica che viene rimarcata più volte grazie ad una costante successione di sequenze avventurose intervallate da brevissimi e pacati intermezzi esplicativi. Peccato che il cuore non lo facciano battere anche a quelli in platea. "Fu Steven - Spielberg (ndr) - a chiamarmi nel 1991 per chiedermi se potevo essere interessato a diventare consulente scientifico della versione cinematografica del libro", ha dichiarato Horner in una recente intervista, aggiungendo che il regista "voleva che i dinosauri fossero quanto più accurati possibile, e io volevo la stessa cosa: ricostruirli nel rispetto delle conoscenze scientifiche dell'epoca". L'attesa è che questa nuova pellicola possa mantenere alti i rendimenti al box office.

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