Lunedi, 18 Giugno, 2018

Tito e gli alieni di Paola Randi. La recensione

Paola Randi racconta una scena di Tito e gli alieni Recensione del film : '' Tito e gli alieni ''
Zaira Scannapieco | 10 Giugno, 2018, 14:28

Valerio Mastandrea trasuda sentimenti ed è l'immagine della umana depressione, Luca Esposito impone i suoi sentimenti sullo schermo con la sublime sfrontatezza dell'infanzia e Clémence Poésy è l'anello di congiunzione artistico fra l'umano e l'alieno.

Nel video che segue l'attore Valerio Mastandrea ritira al BIF&ST 2018 il premio come miglior film della Giuria Opere Prime e Seconde per il film Tito e gli alieni di Paola Randi.

Da quando ha perso la moglie, infatti, il suo 'Professore' vive isolato dal mondo nel deserto del Nevada accanto all'Area 51. Ma la sua esistenza viene completamente stravolta quando suo fratello Fidel (Gianfelice Imparato) muore lasciandogli "in eredità" i suoi figli, Tito (Esposito) e Anita (Riccio), i quali invece di ritrovarsi nell'America caotica e rutilante di Las Vegas vengono catapultati nello stralunato mondo di un eccentrico zio scienziato a caccia di alieni. Il suo torpore esistenziale è interrotto quotidianamente da Stella, giovane wedding planner per turisti che credono ancora agli alieni. La fantascienza è solo la forma, il codice linguistico e semantico scelto dalla Randi per parlare di temi universali, cercando - allo stesso tempo - di fornire perfino delle risposte.

Capisco che la regista volesse raccontare come il dolore per una perdita possa portarti a fondo ma che possa essere sanato e la vita possa riprendere, ma queste cose le abbiamo già, troppe volte, viste. Le persone molto pure e molto sane sono i veri marziani per me.

Ma poi loro si abbracciano e il pubblico si commuove, perché Tito e gli alieni è soprattutto un film di affetti, tanto da sciogliere anche il cuore in inverno dello zio.

A restituire sullo schermo la struggente dolcezza dei personaggi ci pensano i sorprendenti attori, immortalati nelle difficoltà linguistiche quanto sono impegnati ad ascoltare il suono dell'universo: su tutti, brilla però un Valerio Mastandrea quanto mai in stato di grazia, capace di danzare sotto le stelle con un macchinario sulle note di "I Get Along Without You Very Well" di Chet Baker, con la stessa grazia con la quale Fred Astaire e Ginger Rogers volteggiavano nel cielo, guancia a guancia. Ma è questo il punto: il piccolo Tito rischia e attraversa territori alieni per il cinema italiano degli ultimi vent'anni, trovando la sua forza nell'amore incondizionato che manifesta per i generi, i set, i caratteri hollywoodiani che incontrano la commedia all'italiana.

Altre Notizie