Lunedi, 18 Giugno, 2018

Matteo Salvini, l'annuncio "i centri di accoglienza saranno chiusi". Cosa succederà ora

Corona in tribunale per il processo d'appello sui capitali nascosti Salta l'accordo sui migranti, Salvini esulta
Rufina Vignone | 09 Giugno, 2018, 10:44

Così il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini ha risposto a 'Radio Anch'io' a chi gli chiedeva se la riforma fiscale ipotizzata nel contratto fosse iniqua e consentisse maggiori guadagni ai ricchi. Ed infatti parla dei provvedimenti in materia di sicurezza: le spiagge sicure ma anche la lotta alla mafia "senza se e senza ma"; la battaglia "senza quartiere e ovunque" alla droga e il reinvestimento dei beni confiscati alle mafie.

Una parentesi prima di tornare al tema con cui ha vinto le elezioni. La gente non vuole avere dei punti dove uno esce alle 8 della mattina, rientra alle 10 la sera e durante il giorno non si sa cosa fa e fa casino. "Servono centri chiusi, per evitare che la gente vada a spasso per le città e per ospitare momentaneamente chi deve essere espulso". L'altro punto cruciale è allungare i tempi di trattenimento dei migranti nei Centri.

Il ministro dell'Interno ha annunciato: "Tra due settimane darò il benvenuto a 250 nuovi lavoratori che nelle prefetture si occuperanno di sveltire le domande dei richiedenti asilo, visto che ce ne sono migliaia". Quindi, gli chiedono "perché allora raccontare agli italiani che quei fondi sono sottratti alle politiche sociali destinate ai nativi?" Un problema che, sostiene il ministro, oggi però non esiste più. Se, come è del tutto evidente, si riferisce ai Cpr, centri di permanenza per il rimpatrio, come sono stati ridefiniti nel 2017 dal decreto legge Minniti-Orlando, sono da sempre chiusi, fin dalla loro istituzione prevista nel 1998 dalla legge sull'immigrazione Turco-Napolitano. "Ridurre il numero degli sbarchi e aumentare il numero delle espulsioni" ribadisce Matteo Salvini, ministro dell'Interno e segretario della Lega, in diretta Facebook da Brindisi. Quel che è certo è che, a prescindere dalle scelte nazionali, è sui tavoli internazionali che si gioca la partita migratoria.

"Stiamo lavorando sul fronte di queste Ong, alcune delle quali fanno volontariato, altre fanno affari". Finalmente hanno detto la verità. Non è possibile che Malta dica no a ogni richiesta di intervento.

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