Venerdì, 22 Giugno, 2018

Scoperta la proteina in grado di rallentare l'invecchiamento e allungare la vita

Irmina Pasquarelli | 06 Giugno, 2018, 21:56

L'invecchiamento è un processo che non è ancora completamente compreso dagli scienziati, Organismi modello, come il nematode, Caenorhabditis elegens, sono spesso usati negli studi genetici sull'invecchiamento dei tessuti. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori. Per farlo hanno eseguito una mutazione della proteina Beclin-1, in modo tale che essa riduca il proprio legame con un'altra proteina, la Bcl-2 la quale, normalmente, inibisce la funzione di Beclin-1 e dunque riduce l'autofagia. In realtà si tratta di una proteina già conosciuta in seguito ad uno studio condotto su una specifica malattia.

Un gruppo di ricercatori che ha studiato le abitudini di vita degli abitanti dell'isola greca di Ikaria, dove l'1,1% della popolazione è costituito da persone che superano i 90 anni, ha ad esempio trovato un ottimo alleato nel sonno. Gli omega 3 non sono presenti solo nel pesce, ma anche in cibi vegetali come semi di lino, olio di lino, semi di canapa e noci, in alcuni vegetali a foglia verde e legumi. Chi non vorrebbe d'altronde un organismo sempre nuovo? Gli omega 3 aiutano a ridurre la mortalità generale del 27% e la mortalità legata alle malattie cardiache di oltre un terzo (35%). Tra i consigli c'è sempre quello di condurre una vita regolare e con attenzione soprattutto all'alimentazione. Più le cellule si 'ripuliscono' più la vita sembra durare di più e la salute tende raggiungere un miglioramento.

Il meccanismo in cui questa proteina è legato all'autofagia, un processo che consente alle cellule di degradare le sue componenti ormai morte e di riciclarle. Il gene Becn1 è in grado di codificare questa proteina che sarebbe in grado di avere un ruolo da puro elisir di eterna giovinezza. "Questo lavoro fa capire che è possibile interferire con i meccanismi dell'invecchiamento, ritardandone i segni", ha aggiunto Ilaria Bellantuono dell'Università di Sheffield, anche lei non coinvolta nello studio.

I test di funzionamento della proteina sono stati eseguiti su animali, ma secondo gli scienziati texani, i suoi benefici effetti potrebbero essere applicabili all'uomo in un futuro non troppo remoto.

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