Lunedi, 18 Giugno, 2018

Renzi a Conte: "La rispetteremo, ma non faremo sconti"

Giuseppe Conte si fa un selfie in Senato dopo la lettura del risultato del voto di fiducia al Governo Giuseppe Conte si fa un selfie in Senato dopo la lettura del risultato del voto di fiducia al Governo
Remigio Civitarese | 06 Giugno, 2018, 10:27

"Il Presidente Conte non avrà la nostra fiducia ma avrà sempre il nostra rispetto. lei è anche il nostro presidente. Noi non occuperemo mai i banchi del governo, mai la poltrona del presidente del Senato, mai insulteremo i ministri, mai attaccheremo le istituzioni del Paese al grido mafia, mafia, mafia come un gruppo parlamentare nel 2015 a Strasburgo", ha dichiarato ancora Renzi.

Dopo il dibattito sulla fiducia al governo Conte al Senato, è il momento di passare al voto. Lo ha detto Matteo Renzi rivolgendosi al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nell'Aula del Senato. Siete l'establishment. E non avete più alibi rispetto a ciò che c'è da fare. "Lo Stato siamo noi".

"Ma voteremo anche contro perché noi siamo una cosa diversa da voi", ha detto Renzi.

"Lei può dimostrare chiaramente che una parte del racconto della scorsa legislatura era falso". Nel suo intervento l'ex leader dem ha anche aperto il primo fronte affermando che chiederà la convocazione del ministro della Difesa al Copasir per chiarire un suo presunto conflitto di interessi. E continua: "Il nostro No è motivato dal fatto che è un contratto scritto con l'inchiostro simpatico, è garantito da un assegno a vuoto". "Noi non vi faremo sconti". "Hanno promesso sogni da 100 miliardi: il reddito di cittadinanza ne vale 20, la Flat tax 60, quota 100 vale 16, le clausole Iva 12 - sottolinea Renzi -". Gli 80 giorni di teatrino ci fanno pensare che sia tornata la prima Repubblica con un armamentario lessicale come 'i due forni'.

L' "esilio" autoimposto lascerà dunque correre i primi mesi di vita del nuovo esecutivo, nella speranza che l'ebbrezza del "cambiamento" si vada a scontrare da qualche parte (Europa, mercati) e che si apra lo spazio a una nuova proposta elettorale sul modello di "En Marche" di Macron. Intanto e' cambiato il vocabolario: quello che nella XVII Legislatura si chiamava inciucio oggi si chiama contratto; quello che nella XVII Legislatura si chiamava partitocrazia oggi si chiama democrazia parlamentare, quello che nella XVII Legislatura si chiamava condono oggi si chiama pace fiscale, quello che nella XVII Legislatura si chiamava un uomo che tradisce il proprio mandato oggi si chiama cittadino che aiuta il governo a superare la fase di crisi. Salvini non è più solo un leader politico. "Ora che è responsabile della sicurezza nazionale, parli sapendo che i figli ci ascoltano". "Voglio che risuoni il nome di Mor e Modou uccisi da un italiano razzista a Firenze quando ero sindaco, in risposta a chi ha detto che 'la pacchia è finita'". "Ha detto che i diritti sono venuti meno, non è così cose", ha concluso.

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