Giovedi, 21 Giugno, 2018

Pensioni, tutte le ipotesi in campo Dall'opzione donna a quota 100

Remigio Civitarese | 06 Giugno, 2018, 17:22

"Applicheremo - ha detto in un video su Fb - la misura quota 100 per superare la Fornero".

Il "contratto di governo" prevede anche la possibilità di andare in pensione con 41 anni e mezzo di contributi, una formula definita "quota 41": secondo quanto ha spiegato Brambilla, questa opzione è indipendente dall'età del lavoratore, e prevede un massimo di "2-3 anni di contributi figurativi", cioè quelli accreditati nonostante un periodo di interruzione o riduzione dell'attività lavorativa.

L'impianto della riforma sembra ormai confermato: potrà lasciare il lavoro chi, tra contributi ed età, raggiunge il quoziente 100, ovvero 64 anni di età e 36 di contributi. Si tratta di Alberto Brambilla, già sottosegretario di Roberto Maroni, da sempre indicato dalla Lega (a partire dalla riforma Dine del 1995) per seguire la questione della previdenza. "Le cosiddette pensioni d'oro - ha detto il presidente del Consiglio in aula a Palazzo Madama annunciando tagli - sono un esempio di ingiustificato privilegio che va contrastato". Non è, insomma, un ciarlatano che si limita a elogiare il contratto di governo e il nuovo esecutivo.

"Questi due ministeri insieme sono una potenza, se si parlano".

Sulle pensioni da cinquemila euro in su, come per i vitalizi agli ex parlamentari, si procederà infatti ad un ricalcolo sulla base dei contributi effettivamente versati.

Ma se anche dovesse arrivare il via libera della Consulta, la beffa è dietro l'angolo. Lo stesso lavoratore adesso andrebbe in pensione a 67 anni con un assegno di 900 euro al mese. Non è un caso che la riforma sulle pensioni sia stata uno dei punti forti della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle, d'altronde il tema previdenziale è uno dei più cari agli elettori italiani e tutte le forze politiche che ambiscono a governare fanno leva su un miglioramento di queste condizioni.

Sul primo argomento afferma: "La flat tax si farà perché è giusto che chi guadagna di più paghi meno tasse". L'importante è che ci guadagnino tutti: se uno fattura di più, risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più, e crea lavoro in più. Le differenze programmatiche tra M5S e Lega sono rilevanti, e per questo motivo il discorso di Giuseppe Conte è stato particolarmente vago.

In un'intervista a La Repubblica il nostro fornisce qualche chiarimento sulle coperture finanziarie per le misure scritte nel contratto: l'argomento di maggiore attualità sul quale circolano costi approssimativi, spesso di diverso importo a seconda delle stime, tutte comunque superiori (come multipli) ai 5 miliardi indicati.

Altre Notizie