Lunedi, 18 Giugno, 2018

Salvini contro i migranti "galeotti" E Tunisi convoca l'ambasciatore - Politica

Rufina Vignone | 05 Giugno, 2018, 07:42

Queste dichiarazioni - si legge nel comunicato - "non riflettono il livello di cooperazione tra i due Paesi nella lotta all'immigrazione clandestina" e "denotano una mancanza di conoscenza dei vari meccanismi di coordinamento stabiliti tra i servizi tunisini e italiani responsabili della lotta contro la migrazione irregolare". Una frase che ha suscitato "profondo stupore" a Tunisi, tanto da portare il ministero degli Esteri di Tunisi a convocare l'ambasciatore italiano nel Paese, Lorenzo Fanara. "Sarebbe sciocco non riconoscere" se è stato fatto "qualcosa di utile e intelligente anche se indossava una diversa maglietta"."Non arrivo al ministero dell'Interno - ha aggiunto Salvini - con la clava a cambiare a tutto". Lo ha affermato il ministro degli Interni Matteo Salvini, segretario della Lega e Vicepremier dopo che la Tunisia ha convocato l'ambasciatore italiano alla luce delle sue affermazioni sui migranti.

Una vergogna. Invece di rappresentare l'Italia si è messo a fare il celodurista del piffero e il 'trumpino' senza ciuffo.

Secondo quanto riferisce il ministero degli Esteri tunisino, il diplomatico italiano è stato "incaricato" da Salvini di informare le autorità tunisine sulle dichiarazioni del ministro dell'Interno, spiegando che "sono state prese fuori contesto" e dicendosi "disposto a rafforzare la cooperazione tra Italia e Tunisia nel suo ambito di competenza". Non ci sono bacchette magiche: "occorre lavorare sulla riduzione dei costi, perché non è possibile che l'Italia sia il Paese europeo che paga di più coloro che soggiornano qua e fanno domanda di asilo politico: "Occorre lavorare sui tempi perché non è ammissibile che ci si mettono due anni e mezzo dallo sbarco alla chiusura della pratica di asilo politico.Lo status di rifugiato viene concesso a 6 immigrati su 100, lo dicono le statistiche". Quello degli sbarchi e dell'accoglienza di centinaia di migliaia di 'non profughi' non può continuare ad essere un problema solo italiano.

"Sarò al Senato perché c'è la fiducia".

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