Lunedi, 18 Giugno, 2018

Migranti, card. Montenegro: aspettiamo decisioni di Salvini ma non "mettiamoli fuori"

Rufina Vignone | 05 Giugno, 2018, 14:46

E sulle dichiarazioni della cancelliera tedesca Angela Merkel, che aveva parlato di un'Italia lasciata sola, il ministro ha sottolineato: "La Merkel?"

Oggi intanto Salvini, in un'intervista a Rtl 102.5, ha speso belle parole sul suo predecessore, l'ex ministro Marco Minniti: "Per me, se qualcuno ha fatto qualcosa di utile, di intelligente anche se aveva una maglietta diversa, non riconoscerlo sarebbe sciocco". Il Progetto partito il primo luglio del 2017 e destinato a concludersi il 28 febbraio del 2019 che, ricorda il giornale, punta a migliorare le condizioni per i rientri ma volontari degli emigrati tunisini in Tunisia in coordinamento con le autorità competenti e la società civile.

La reazione di Tunisi è arrivata dopo che Salvini, in visita all'hotspot di Pozzallo, ha affermato che la Tunisia è un Paese libero e democratico dove non ci sono guerre, epidemie e pestilenze, che non sta esportando dei gentiluomini ma spesso e volentieri dei galeotti. Sull'immigrazione c'è tanto da fare: ci sono accordi di riammissione con alcuni Paesi, con altri non ce ne sono, alcuni invece non li rispettano. E se Matteo Salvini annuncia che non sarà presente alla riunione dei ministri dell'Interno europei di domani, che ha come tema proprio quello dell'immigrazione, a causa del contemporaneo voto di fiducia al governo italiano al Senato, tuttavia dichiara: "Invieremo una nostra delegazione per dire no alle modifiche del trattato di Dublino - spiega -: il documento in discussione, invece di aiutare, penalizzerebbe ulteriormente l'Italia e i paesi del Mediterraneo facendo gli interessi dei paesi del Nord Europa". Ma anche la preoccupazione di "comunicare con il nuovo governo italiano per promuovere la cooperazione, le relazioni amichevoli e strategiche tra i due Paesi". Non ci sono bacchette magiche: occorre lavorare sulla riduzione dei costi, perché non è possibile che l'Italia sia il Paese europeo che paga di più coloro che soggiornano qua e fanno domanda di asilo politico. Occorre lavorare sui tempi, perché non è ammissibile che ci si mettono due anni e mezzo dallo sbarco alla chiusura della pratica di asilo politico.

Poi Salvini ha ribadito un concetto già espresso nelle ultime ore: "Le parole non bastano più, occorre un intervento economico e giuridico, l'Italia non può essere trasformata in un campo profughi a nome e per conto dell'Europa". "Fortunatamente arrivo in una macchina che è già perfettamente funzionante".

Altre Notizie