Giovedi, 21 Giugno, 2018

La madre di tutte le lucertole ha 250 milioni di anni

La testa del fossile elaborato dalla microCT. | MUSE La testa del fossile elaborato dalla microCT. | MUSE
Carmela Zoppi | 02 Giugno, 2018, 20:29

Il Megachirella wachtleri, questo il nome del rettile, è passato al vaglio di un team internazionale di paleontologi: allo studio, pubblicato su Nature, hanno partecipato anche esperti del MUSE (il Museo delle Scienze), del Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam (Trieste), dell'Elettra Sincrotrone Trieste e del Centro studi e ricerche Enrico Fermi (Roma).

L'origine di lucertole e serpenti va retrodatata di circa 75 milioni di anni. "Incrociando, attraverso una mega-analisi su sistemi cloud, questi dati con quelli ottenuti dall'analisi 3D di Megachirella e con i dati molecolari di lucertole e serpenti attuali siamo riusciti a costruire un albero genealogico che ha alla base il nuovo fossile: Megachirella è la 'madre' di tutti gli squamati e diventa un punto di riferimento per tutti gli studiosi di rettili, antichi e attuali".

Rinvenuto nei primi anni Duemila nelle Dolomiti del Trentino Alto Adige, il fossile era stato interpretato come appartenente a quello di un enigmatico rettile simile a una lucertola. Si tratta della Megachirella wachtleri, trovato sulle Dolomiti, che era lunga appena una ventina di centimetri con zampe e coda robuste e che visse 250 milioni di anni fa, insieme ai dinosauri.

Altrettanto importante, ha detto sempre Bernardi a "Le Scienze", è stata inoltre la collaborazione di vari enti di ricerca, fra cui "in particolare quella dell'Università dell'Alberta, che ha messo a disposizione un ricercatore, Simões, primo firmatario dell'articolo, che per oltre tre anni ha girato i musei di mezzo mondo per raccogliete i dati relativi a migliaia di reperti e rilevare per ciascuno di essi tutti i dati necessari alla creazione della matrice". L'impossibilità di estrarre il reperto dalla roccia non aveva tuttavia consentito di ricostruire con precisione le sue parentele evolutive rispetto agli altri rettili.

Per comprenderne meglio l'anatomia, Megachirella è stata analizzata mediante microtomografia computerizzata a raggi X (microCT) presso il Laboratorio Multidisciplinare dell'Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) in collaborazione con Elettra Sincrotrone Trieste. I dati ottenuti sono stati integrati nel più grande dataset mai compilato comprendente lucertole, serpenti e loro stretti parenti e analizzati grazie a metodi all'avanguardia. La datazione del fossile e alcuni tratti visibili avevano così fatto propendere per una sua appartenenza al più ampio e antico gruppo di rettili arcaici dei lepidosauromorfi. "Quando abbiamo visto i risultati ci siamo resi conto di essere i primi, dopo milioni di anni, a poter osservare la "faccia" della Megachirella, ossia quella inglobata nella roccia", spiega Federico Bernardini, uno dei ricercatori.

Grazie alla spettacolare ricostruzione di Megachirella in vita - realizzata dal pluripremiato paleoartista milanese Davide Bonadonna - la ricerca ha inoltre conquistato la copertina della rivista, che da vent'anni non dedicava ad un fossile italiano la propria prestigiosa immagine di apertura.

"Quando i colleghi del MUSE hanno portato ad Elettra il fossile di Megachirella ero entusiasta per questa opportunità e al tempo stesso consapevole delle difficoltà tecniche che un'analisi mediante microCT poteva comportare" - racconta Lucia Mancini, ricercatore presso Centro di ricerca internazionale Elettra.

Altre Notizie