Domenica, 27 Mag, 2018

La madre di Regeni: "Sciopero della fame contro la scarcerazione dell'attivista egiziano"

Regeni, “Digiunerò per Amal fin quando non sarà liberata”: la mamma di Giulio per l'attivista arrestata in Egitto La madre di Regeni: “Sciopero della fame contro la scarcerazione dell'attivista egiziano”
Rufina Vignone | 14 Mag, 2018, 13:13

Paola Regeni interviene dopo l'arresto al Cairo avvenuto venerdì di Amal Fathy, moglie di Mohamed Lofty, il consulente legale in Egitto della famiglia Regeni. L'inquietudine è fondata: "Amal è stata accusata di terrorismo, un'accusa che in Egitto può portare all'ergastolo e alla pena di morte", ha riferito la signora Regeni parlando a un incontro al Salone del libro di Torino.

"Da donne siamo particolarmente turbate e inquiete per il protrar-si della detenzione di Amal, moglie del nostro consulente legale Lofty".

"Lunedì inizieremo un digiuno a staffetta chiedendo la sua liberazione immediata - annunciano Paola Regeni e l'avvocato Ballerini -". Previsto per il 15 di maggio l'arrivo in Egitto di Sergio Colaiocco, il sostituto procuratore della procura di Roma, che segue il caso Regeni da 2 anni e mezzo.

"Nessuno deve più pagare per la nostra legittima richiesta di verità sulla scomparsa, le torture e l'uccisione di Giulio", ribadisce la madre, facendo un appello: "Vi chiediamo di digiunare con noi, fino a quando Amal non sarà finalmente libera. Noi siamo la loro speranza", conclude il comunicato. "Ma in realtà - ha detto l'avvocato Ballerini - sembra una maniera per colpirci". Se il problema sono i video di quelle telecamere se li tengano.

Oggi ha fatto loro eco Erasmo Palazzotto di Liberi e Uguali, chiedendo di "sapere dal premier Gentiloni e dal ministro degli Esteri Alfano quali iniziative ufficiali abbia assunto in queste ore l'Italia affinchè venga restituita la libertà" ad Amal, auspicando "un pò di coraggio civile". La società russa che eseguirà le operazioni su incarico del regime di Al Sisi, si è impegnata a consegnare una copia delle registrazioni alla magistratura italiana.

Contemporaneamente la Procura Generale del Cairo, dopo sei mesi di riflessione, ha deciso di approfondire le indagini sui nove funzionari della National Security che, secondo la ricostruzione della procura di Roma, hanno avuto un ruolo sicuramente nel sequestro di Giulio e nei depistaggi avvenuti dopo il suo assassinio.

Altre Notizie