Domenica, 27 Mag, 2018

È italiana la mano robotica che può fare la differenza

Nasce in Italia la mano robotica che muove le dita come quella naturale Ansa 1 di 28
Remigio Civitarese | 11 Mag, 2018, 03:24

Dopo la mano bionica Hannes (il nome è un omaggio al professor Schimidl a cui si deve l'avvio dell'attività di ricerca al Centro protesi di Vigorso di Budrio dell'Inail e la prima protesi mioelettrica del 1965) Inail e Itt si preparano a lanciare altri progetti innovativi: un esoscheletro per la mobilità dei paraplegici, nonché protesi per la riabilitazione di spalla, braccia e gambe. A supportare i dati, per una volta, non sono solo i grafici e le slide, ma una testimonianza diretta, quella di Marco Zambelli (nella foto), paziente del Centro protesi dell'Inail che ha testato per primo la mano robotica.

I principi osservato sono il pinch grasp, la possibilità di afferrare tra pollice e indice oggetti piccoli, power gasp per una presa fino a 15 chilogrammi e lateral grip per gli oggetti sottili. Le dita si piegano e possono assumere una postura naturale anche a riposo. La mano hi-tech, come è stata definita da Ansa, sarà in vendita dal 2019 ed è stata presentata a Roma in un incontro organizzato da Inail e Iit.

Conformazione, peso e qualità dei movimenti di Hannes sono il più possibile equiparabili a quelli di una mano reale, per far sì che le persone amputate percepiscano la protesi come una parte di sé e non come un elemento estraneo. Il sistema comprende, inoltre, un polso che può piegarsi in cinque posizioni e attuare la prono-supinazione attiva, permettendone il movimento rotatorio in entrambe le direzioni. Il tutto utilizzando un singolo motore, con una batteria che copre una giornata intera di utilizzo.

Roberto Cingolani, direttore scientifico IIT, ha spiegato come sia stato complesso raggiungere questo importante risultato. Una tecnologia che consente ai pazienti di comandare la mano semplicemente pensando ai movimenti naturali e senza la necessità di alcun trattamento chirurgico invasivo. Hannes sfrutta gli impulsi elettrici che provengono dalla contrazione dei muscoli della parte residua dell'arto "e implementa strategie basate su algoritmi di intelligenza artificiale". I due sensori ricevono e interpretano il segnale elettrico proveniente dal cervello, attivando così il movimento desiderato del polso o della mano. La personalizzazione della mano è garantita da un software che, via Bluetooth, permette di calibrare i parametri in base alle esigenze del paziente. Sviluppata in collaborazione fra l'Istituto Italiano di Tecnologia e l'INAIL è tutta italiana e dovrebbe arrivare sul mercato a partire dal 2019 ad un prezzo relativamente contenuto, si parla infatti di 10mila euro, un prezzo che potrebbe sembrare elevato ma che in realtà è circa il 30% più basso rispetto a quello delle più avanzate protesi disponibili sul mercato. Zambelli, 64 anni, di Sant'Agata Bolognese, era un metalmeccanico ed è stato costretto ad amputare la mano destra all'età di 16 anni a causa di un incidente sul lavoro. "Sono stato inserito nel progetto di ricerca nel 2014 ed è stato molto bello assistere a gran parte del processo di realizzazione".

"Abbiamo uno strumento prezioso", ha detto il presidente dell'Inail, Massimo De Felice riferendosi alla mano robotica, che è ormai un vero e proprio prodotto e che ha ricevuta la certificazione CE come dispositivo medico di fase 1.

Altre Notizie