Lunedi, 18 Giugno, 2018

Peppino Impastato, ucciso "dalla mafia democristiana", è vivo più che mai

Maria Immordino Maria Immordino
Rufina Vignone | 09 Mag, 2018, 11:43

A dare l'ordine di uccidere Impastato, è il capo indiscusso di Cosa Nostra negli anni Settanta, Gaetano Badalamenti, bersaglio preferito di Peppino in "Onda Pazza", il programma di punta di Radio Aut, la Radio libera che lo stesso Impastato ha fondato a Cinisi nel 1977. Era così che metteva in movimento tanti ragazzi e ragazze della sua generazione.

Mercoledì 9 maggio alle ore 19.00 nei locali de l'Officina del Talento in Via Umberto I, 5 a Pianella Davide Ferrone e Loris Di Giovanni, moderati dalla giornalista Alessandra Renzetti parleranno della duplice ricorrenza: la morte di Peppino Impastato e di Aldo Moro. La vicenda, o meglio, tragedia che coinvolse Aldo Moro non fu l'unico evento drammatico avvenuto il 9 maggio del 1978. La tesi dell'attentato fallito, subito accreditata dagli investigatori, venne poi ribaltata dall'inchiesta del giudice Rocco Chinnici dalla quale è scaturito il processo concluso con la condanna all'ergastolo di don Tano Badalamenti, il boss di Cinisi che Impastato attaccava e derideva dai microfoni di Radio Aut.

Peppino è vivo in quanto il suo messaggio è universale, attuale oggi come ieri, anzi oggi più di ieri, costituendo un urlo contro l'infamia della prepotenza criminale e un desiderio di riscossa capace di coinvolgere ed aggregare una moltitudine di persone, a cominciare proprio dai più giovani. "Lei - aggiunge Giovanni - ci ha dato la forza morale per portare fino in fondo la rivolta delle coscienze".

Quasi sicuramente è stata una coincidenza, fatto sta che induce a riflettere che in una sola notte, fra Roma e la Sicilia, si siano celebrati davvero "i funerali di uno Stato", assassinato in entrambi i casi da coloro che avevano tutto da perdere da un cambiamento effettivo, dunque volevano arrestarlo ad ogni costo e con qualunque mezzo. Abbiamo cercato di affermare invece il grande valore della disobbedienza alle ingiustizie e alle sopraffazioni. Era quello che Peppino faceva. "Adesso toccherà a una nuova generazione far sentire la sua voce e la voce di chi si impegna per la giustizia e la libertà".

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