Domenica, 22 Aprile, 2018

Vallanzasca, il pg di Milano: no allla liberazione o semilibertà

Chiesta la libertà condizionale per Vallanzasca Chiesta la libertà condizionale per Vallanzasca"È profondamente cambiato Oggi alle 11:28
Rufina Vignone | 17 Aprile, 2018, 20:28

"Ora però noi confidiamo che il Tribunale accolga un'istanza che alla luce di quanto scrive il carcere di Bollate appare del tutto legittima dopo mezzo secolo di carcere". Appena maggiorenne entra nel giro dei malavitosi del quartiere Comasina.

Contro l'eventualità di un ritorno in libertà di Vallanzasca si esprime tuttavia duramente il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, Lega: "Non capisco per quale ragione Renato Vallanzasca, condannato a quattro ergastoli e a 295 anni di carcere, responsabile dell'uccisione di almeno tre servitori dello Stato, debba ottenere un regime cautelare alternativo al carcere".

Renato Vallanzasca, oggi 67enne, aveva già ottenuto la semilibertà nell'ottobre del 2013, ma durante un permesso premio era stato sorpreso da un vigilante di un supermercato di Milano mentre tentata di rubare due paia di boxer, delle cesoie e del concime per le piante per un valore di circa 70 euro. Secondo il carcere, Vallanzasca "appare di un livello tale (tenuto conto della persona, della sua storia e del contesto) che non potrebbe progredire con altra detenzione".

Secondo gli operatori del carcere di Bollate ci sono "le condizioni di sostenere un ulteriore sviluppo del percorso del soggetto, ravvisando anche un adeguato livello di ravvedimento, tenuto conto del percorso di mediazione penale, vista la rete esterna (lavoro, volontariato, affetti) e si ritiene che il soggetto possa essere ammesso alla liberazione condizionale (o in subordine alla semilibertà)". La richiesta formulata al Tribunale dalla difesa è dunque, in base a queste osservazioni, proprio quella di finire di scontare la pena fuori dal carcere in regime di libertà vigilata. Nell'agosto del 2017, Vallanzasca si era reso protagonista anche di un alterco "piu' che vivace", cosi' lo defini' il sindacato della polizia penitenziaria, con un agente del carcere di Bollate dove e' recluso. Nel 1976 arriva il salto di qualità, la lotta col clan di Turatello. Poi ammazza un medico, Umberto Premoli. Nell'aprile 1980 tenta di evadere da San Vittore, poco tempo dopo partecipa alla rivolta nel carcere di Novara e uccide il detenuto Massimo Loi, facendone trovare la testa in una cella. Lo scrive l'Equipe di osservazione e trattamento del carcere di Bollate. Nel 1984 nuova mancata fuga da Spoleto. Tornato in galera, ne tenterà un'altra nel 1995 da Novara, per poi essere rinchiuso dal 1999 nella sezione dell'alta sicurezza del carcere di Voghera. Oggi è tornato in aula davanti ai giudici della Sorveglianza che, dopo l'acquisizione di questo nuovo documento a lui favorevole, dovranno decidere nei prossimi giorni.

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