Venerdì, 27 Aprile, 2018

Hiv, scoperta pianta che blocca il virus

Virus HIV: può una pianta curare davvero la malattia?
Irmina Pasquarelli | 06 Aprile, 2018, 16:10

Una parte del gruppo di ricerca dell'Unica.

Una pianta endemica sarda potrebbe in futuro essere utilizzata in medicina per bloccare il virus dell'Hiv-1 nelle cellule infette. L'Hypericum scruglii non si trova ovunque nell'affascinante isola italiana, ma soltanto in alcuni territori centro-orientali, più precisamente ai Tacchi dell'Ogliastra e nel territorio di Laconi.

L'Hypericum scruglii, cioè la pianta oggetto dello studio, è stata individuata solo di recente denominata dall'attuale direttore dell'Orto botanico dell'Università di Cagliari, Gianluigi Bacchetta, in onore del prof. L'attenzione degli scienziati si è in particolare concentrata su una molecola isolata per la prima volta e appartenente alla classe dei floroglucinoli prenilati, dimostratasi capace di bloccare a concentrazioni molto basse due enzimi che permettono al virus HIV-1 di replicarsi.

Il lavoro è stato coordinato da Francesca Esposito, virologa, e Cinzia Sanna, botanica, entrambe ricercatrici dell'Ateneo di Cagliari afferenti al Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente ed è frutto di un'ampia collaborazione con altri ricercatori dell'Università di Cagliari, delle Università della Campania e dell'Insubria e del Max Planck Institute for Chemical Ecology di Jena (Germania).

L'approccio innovativo usato nello studio, che coinvolge i gruppi di ricerca di Virologia e di Botanica del Dipartimento cagliaritano, mette in pratica la biodiversità metabolica delle piante per scovare singole molecole in grado di agire su più funzioni enzimatiche. "L'estratto grezzo è stato poi sottoposto a screening biologici al fine di valutare la sua attività antivirale". "L'approccio multitarget utilizzato dai ricercatori cagliaritani mira a ridurre il numero di farmaci che un paziente sieropositivo deve assumere, e quindi lo studio pone le basi per un successivo sviluppo di farmaci antivirali", fa sapere con una l'Universita' sarda. "La molecola è in grado di inibire in vitro la trascrittasi inversa e l'integrasi dell'immunodeficienza umana di tipo 1 e si è dimostrata in grado di inibire anche la replicazione del virus in colture cellulari", spiega la virologa e ricercatrice di microbiologia, Francesca Esposito. Si tratta di un retrovirus che portava alla morte molto rapidamente in passato, ma che grazie ai farmaci antiretrovirali e ai passi in avanti dalla medicina ha acquisito un controllo soddisfacente.

Altre Notizie