Lunedi, 21 Mag, 2018

Mafia: soldi clan per latitanza Messina Denaro

Matteo Messina Denaro in un'immagine d'archivio.  LANNINO- NACCARI /ANSA Matteo Messina Denaro in un'immagine d'archivio. LANNINO- NACCARI /ANSA
Rufina Vignone | 13 Marzo, 2018, 09:40

L'inchiesta è coordinata dal procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Gianluca De Leo e Carlo Marzella. Gli arrestati, servendosi anche di professionisti nell'ambito di consulenze agricole e immobiliari, erano riusciti a realizzare investimenti a realizzare in colture innovative per la produzione di legname e in attività di ristorazione, attraverso società di fatto intestate a terzi. L'attività d'indagine ha consentito di accertare che parte del denaro derivante dagli investimenti sarebbe stata destinata, dai vertici di Cosa nostra trapanese, al mantenimento proprio di Matteo Messina Denaro.

Oltre 100 uomini tra Carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani, del Raggruppamento operativo speciale e della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), stanno eseguendo 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Palermo su richiesta della Dda (Direzione Distrettuale Antimafia). I boss arrestati guiderebbero le famiglie mafiose di Salemi e Vita, storiche alleate dell'inafferrabile Matteo Messina Denaro che ne avrebbe goduto dell'appoggio economico nell'arco della sua lunga latitanza. In generale per tutti le accuse di associazione mafiosa, estorsione e favoreggiamento nonché fittizia intestazione di beni. I due clan avrebbero realizzato ingenti guadagni investendo nel settore delle agricolture innovative e della ristorazione.

Tra gli arrestati c'è Vito Nicastri, imprenditore soprannominato il "re dell'eolico", il "signore del vento", perché è stato tra i primi in Sicilia a puntare sulle energie pulite.

Contestualmente sono stati posti sotto sequestro tre complessi aziendali, comprensivi dell'intero complesso immobiliare nonché dei relativi mezzi d'opera, intestate a terzi ma ritenute riconducibili all'organizzazione criminale. Si tratta di Vito Nicastri, imprenditore trapanese finito in carcere insieme ad altre 11 persone sospettate di aver coperto e finanziato la latitanza del boss ricercato Matteo Messina Denaro.

Un'indagine che arriva fino a Trapani, dove nuovo capo mafia, come indicato dal pentito Cimarosa, sarebbe Franco Orlando, ex consigliere comunale del Psi, uomo d'onore riservato per volere di Messina Denaro. I suoi legami con il padrino di Castelvetrano gli sono costati sequestri per centinaia di milioni di euro. Lorenzo Cimarosa, cugino del latitante, collaboratore di giustizia, oggi deceduto, parlò di una borsa di denaro passata dalle mani di Nicastri, a quelle del boss Michele Gucciardi e infine al capomafia di Castelvetrano.

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