Venerdì, 25 Mag, 2018

Compravendita senatori: fascicolo Corte Conti su Berlusconi

Compravendita senatori, la Corte dei Conti indaga: Berlusconi rischia di pagare di tasca propria Compravendita Senatori, indagine della Corte dei Conti: rischia Silvio Berlusconi
Rufina Vignone | 13 Marzo, 2018, 14:36

Torino - La corte dei Conti indaga sul caso della compravendita di senatori che vede protagonisti Silvio Berlusconi e l'ex senatore Sergio De Gregorio e che portò alla caduta del governo di Romano Prodi.

L'inchiesta della guardia di Finanza, coordinata dai magistrati contabili, è partita dopo la fine del processo penale a carico di Berlusconi.

In sostanza, con il nuovo procedimento, la Corte dei Conti mira a indagare nuovamente sulla vicenda e a chiedere un maxi-risarcimento per danno d'immagine subito dallo Stato connesso anche alla diretta crescita dello spread, che alla fine del Berlusconi VI arrivò a oltrepassare il 522 punti, direttamente a Silvio Berlusconi, che in caso di condanna finirebbe per pagare di tasca propria.

Ad aprile del 2017 era poi arrivata la prescrizione. I giudici di secondo grado avevano comunque sancito che l'ex premier "ha pacificamente agito come privato corruttore e non certo come parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni" in quanto "le dazioni di denaro effettuate da Berlusconi, tramite Lavitola, a De Gregorio sono state effettuate quale corrispettivo della messa a disposizione del senatore e, quindi, della sua rinuncia a determinarsi liberamente nelle attività parlamentari di sua competenza, e non certo come mero finanziamento al Movimento Italiani nel Mondo". Da qui la nuova indagine della Corte dei Conti del Lazio, che ha aperto un fascicolo su quei 3 milioni di euro versati da Berlusconi: il ragionamento è che da quella compravendita scaturì un danno d'immagine ed economico per il Paese, causa l'aumento dello Spread. Il 6 maggio 2008, ultimo giorno prima dell'addio del professore, la differenza tra il valore dei Btp italiani e dei Bund tedeschi era fermo a 43,3.

La contestazione riguarda i soldi (tre milioni di euro) che sarebbero stati elargiti da Berlusconi a De Gregorio per cambiare casacca dopo le elezioni.

La Corte dei Conti può chiedere fino al doppio del valore della tangente pagata o intascata da un pubblico ufficiale o da un dipendente della pubblica amministrazione. Che, raddoppiati, fanno salire l'ipotetico danno erariale a sei milioni di euro.

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