Martedì, 19 Giugno, 2018

Il potere dell'immaginazione emotiva negli adolescenti

Il potere dell'immaginazione emotiva negli adolescenti Il potere dell'immaginazione emotiva negli adolescenti
Irmina Pasquarelli | 08 Marzo, 2018, 15:52

L'amore, uno dei sentimenti che riteniamo più nobili in assoluto in realtà si esprime per effetto dell'attivazione di specifiche aree cerebrali.

Per arrivare a simili conclusioni, i ricercatori hanno arruolato un gruppo di adolescenti di età compresa fra i 14 e i 19 anni. In particolare, due sono i compiti che i ragazzi hanno dovuto svolgere durante il monitoraggio: leggere mentalmente un verbo che descrive un'emozione o leggere un verbo che descrive un'azione, immaginando se stessi nella situazione corrispondente.

Nei casi in cui è stato chiesto di immaginare verbi che descrivono situazioni emotive, come "amare" e "odiare", i risultati delle analisi hanno mostrato un incremento di attivazione di due aree precise del cervello, il giro sovramarginale e la parte anteriore dell'insula nell'emisfero celebrale destro. In particolare, sembra che a beneficiarne maggiormente dei vantaggi siano i ragazzi giovanissimi. Lo stesso fenomeno è stato registrato anche in un gruppo di controllo di persone adulte. Le zone che si 'accendono', secondo quanto viene spiegato dalla responsabile del progetto Barbara Tomasino, sono quelle in cui "viene codificata la consapevolezza emotiva legata alle parti del nostro corpo, come quando aumenta la sudorazione per uno stato d'ansia o accelera il battito cardiaco per la paura". Se invece i ragazzi dovevano immesimarsi nel compimento di un'azione, ad esempio afferrare un oggetto oppure scrivere qualcosa, non si assisteva alll'attivazione della medesima area cerebrale. A parità di verbo, infatti, i ragazzi venivano impegnati in due operazioni differenti, a seconda del compito assegnato: una di tipo emotivo, quando immaginavano se stessi nell'atto di amare, e una di tipo cognitivo, quando erano concentrati sulla struttura morfologica del verbo amare.

Così continua la Tomasino: "non basta pensare al verbo amare perché si attivino le aree cerebrali coinvolte nella decodifica di questa esperienza emotiva, ma occorre immaginare anche le sensazioni corrispondenti all'amore". Il lavoro è stato appena pubblicato sulla rivista scientifica Brain & Cognition.

A suggerire la relazione amore-cervello sono stati alcuni scienziati dell'IRCCS Medea, in collaborazione con il Polo di Bosisio Parini dello stesso Istituto, la Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico e l'Università degli Studi di Milano.

"Infine questi studi possono permettere di aprire una strada verso l'approfondimento degli aspetti maladattativi delle emozioni che stanno alla base della disregolazione emotivo-comportamentale che spesso si evidenzia in psicopatologia in ragazzi ed adulti sofferenti di ansia, fobie o depressione" spiega Paolo Brambilla, professore associato di Psichiatria all'Università degli Studi di Milano e presso la University of Texas at Houston, Usa.

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