Martedì, 19 Giugno, 2018

Leucemia: il rischio di recidive si può prevedere già dalla diagnosi

Il team dei ricercatori dell’Università di Stanford Il team dei ricercatori dell’Università di Stanford
Irmina Pasquarelli | 07 Marzo, 2018, 09:22

PREVEDERE il rischio di ricadute nei pazienti che soffrono di leucemia linfoblastica acuta di tipo B (B-LLA), il più frequente tumore in età pediatrica. Proprio a questo hanno lavorato gli studiosi del Centro di ricerca Matilde Tettamanti in collaborazione con l'Università americana di Stanford. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Medicine, lasciano ben sperare. Finora occorreva aspettare la risposta al trattamento e la verifica molecolare della cosiddetta "malattia residua minima", per stabilire l'eventuale rischio di ricaduta.

La leucemia linfoblastica acuta è un tumore del sangue che nasce dai linfociti (un tipo particolare di globuli bianchi, in questo caso si tratta dei linfociti B) presenti nel midollo osseo e si caratterizza per un accumulo di queste cellule nel sangue, nel midollo osseo e in altri organi. Questi, in particolari condizioni, possono andare incontro a una trasformazione tumorale.

Nel panorama scientifico il dibattito è aperto: le cellule tumorali resistenti al trattamento (dunque che causano la recidiva) sono presenti fin dal momento della diagnosi oppure emergono sotto la pressione della terapia iniziale?

La leucemia linfoblastica acuta è una malattia relativamente rara: in Italia si registrano circa 1.6 casi ogni 100.000 uomini e 1.2 casi ogni 100.000 donne, cioè circa 450 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 320 tra le donne. Successivamente, analizzando le coppie di campioni ottenuti al momento della diagnosi e della ricaduta si è ottenuta la conferma che il profilo predittivo osservato alla diagnosi si mantiene anche nelle cellule presenti alla ricaduta. "I profili ottenuti sono poi stati confrontanti nei pazienti ricaduti rispetto a quelli in remissione e utilizzando un approccio di machine learning sono state identificate le caratteristiche funzionali predittive della ricaduta".

"Le cellule leucemiche di B-LLA (leucemia linfoblastica acuta) alla diagnosi sono state confrontate con la loro controparte sana mediante un programma bioinformatico al fine di individuare i profili più caratteristici delle cellule leucemiche. Abbiamo così scoperto quali sono le caratteristiche delle cellule leucemiche che più facilmente le rendono capaci di far riemergere la malattia, nonostante i trattamenti", è questo quanto aggiunto ancora dalle due autrici dello studio. Ovviamente, il modello sviluppato dovrà essere ulteriormente validato con un numero più ampio di soggetti con leucemia.

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