Domenica, 22 Aprile, 2018

Prosegue il blocco turco alla "Saipem 12000"

Eni, nave Saipem in viaggio verso Cipro fermata da navi della Marina turca Cipro: marina turca blocca nave Eni
Rufina Vignone | 14 Febbraio, 2018, 16:38

Il ministero turco degli Esteri aveva lamentato che i ciprioti stessero ignorando "i diritti inalienabili sulle risorse naturali", pregiudicando la stabilità della zona e comportandosi come se la repubblica di Cipro fosse "l'uncia proprietaria dell'isola". La nave si stava portando sul Blocco 3 della Zona Economica Esclusiva di Cipro (ZEE) per iniziare l'esplorazione del giacimento per conto di Eni. "Non ci aspettavamo che accadesse perché siamo assolutamente molto dentro l'Economic zone di Cipro", ha detto l'ad Claudio Descalzi. Possibile che a nessuno sia venuto in mente di inviare un paio di nostre Unità navali, distogliendole da quell'operazione Themis (ex-Triton) di fronte alla Libia che comunque lascia transitare tutti i migranti, oppure distaccarle dal Task Group antiterrorismo che naviga nel Mare Nostrum, al fine di mostrare la bandiera almeno a livello di deterrenza, senza lasciare in balia delle onde e dei turchi quei poveri della Saipem? Non c'è dubbio che quei giacimenti hanno una notevole importanza in termini di futuri rifornimenti anche verso l'Unione europea, ma anche la "matrigna" tace; la Turchia, invece, continua da sempre quelle azioni poco lecite e provocatorie poste in essere nella ZEE cipriota, fregandosene altamente della Ue nonché della Convenzione del Mare (UNCLOS) di Montego Bay che continua non solo a non voler rispettare, ma anche a ratificare. Ieri la Commissione europea aveva affidato la sua reazione a una delle portavoce della Commissione, che rispondendo a domande dei giornalisti aveva invitato la Turchia "a evitare ogni frizione" che possa "danneggiare le buone relazioni di vicinato". L'Italia si aspetta una "soluzione condivisa nel rispetto del diritto internazionale e nell'interesse sia dell'Eni, sia dei Paesi della regione, sia delle due comunità cipriote", ha commentato il ministro degli Esteri Angelino Alfano al collega turco Mevlut Cavusoglu, incontrato oggi in Kuwait a margine della ministeriale anti-Isis.

In realtà, che potesse accadere qualcosa di simile a quanto successo alla nave del Cane a sei zampe, non era imprevedibile. Lo stesso Presidente Erdogan, nel corso del recente incontro in Italia con Mattarella e Gentiloni, ha espresso la sua preoccupazione circa l'azione dell'Eni nel Mediterraneo orientale. La Farnesina ha comunicato, comunque, di essere impegnata per risolvere diplomaticamente la vicenda mentre il presidente Anastasiades, in una dichiarazione pubblica, ha gettato acqua sul fuoco sottolineando di voler evitare qualsiasi escalation. Potrebbero convincere i turchi ad abbassare i toni.

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