Giovedi, 26 Aprile, 2018

Di Maio su candidato M5s ex massone: per noi è game over

“Dateci una mano e saremo maggioranza assoluta governeremo senza aver bisogno di nessuno” Di Maio ci crede e lancia il Movimento Cinque Stelle M5s, le parole dell'ex Campanella "Una medicina finta e scadente"
Zaira Scannapieco | 14 Febbraio, 2018, 15:16

"Le mele marce le trovo e le caccio, nessuno inficerà il nome del M5S", è il diktat del capo politico. Anzi, hanno dato un potente assist a Di Maio: noi, dice, le mele marce le facciamo fuori.

In conclusione, cosa saggia e giusta sarebbe prima di tutto non cedere sullo stesso livello del M5S e soprattutto guardare prima in casa propria, che di problemi ce ne sono.

"Ho sbagliato a fidarmi dell'essere umano, c'è tempo per rimediare: queste persone appena individuate sono state allontanate".

A stretto giro arriva la risposta dei pentastellati: "Noi, se scopriamo che qualche candidato appartiene alla massoneria e non ce lo dice, lo cacciamo".

E intanto sono arrivate le prime smentite: "Io sono a posto, ho risolto tutto" - ha detto Barbara Lezzi - "Stamattina ho sentito "Le Iene", posso inviare loro tutti gli estratti conto con gli addebiti regolarmente andati a buon fine".

Le verifiche sulle restituzioni volontarie dei parlamentari Cinque Stelle procedono a tappeto.

Dal conto dove i parlamentari del Movimento 5 Stelle versano una parte del loro stipendio mancano fino a 1,4 milioni di euro rispetto a quanto dichiarato ufficialmente, scrivono tutti i principali quotidiani. Tanto che, il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi ironizza: "Non sapevo che nel gruppo misto ci fossero più dottori". E sta producendo molto imbarazzo.

"Questa storia si trasformerà in un boomerang per gli altri partiti".

In seguito al rilascio dei nomi il primo a chiedere scusa è stato Ivan Della Valle con un post su Facebook in cui ha dichiarato: "Questo sarà il mio ultimo post come rappresentante del M5s. Non si può accettare che la mancata restituzione di una piccolissima parte del totale riferito alla restituzione non dovuta del proprio stipendio sia demonizzata e paragonata, solo per fare un esempio, ai 48 milioni di euro di soldi pubblici spariti dalle casse della Lega tanto cara a Salvini, per cui sono stati condannati Umberto Bossi, suo figlio e il tesoriere Belsito per truffa ai danni dello Stato". Ognuno di loro ha preso una media di 145 mila euro mentre milioni di italiani sono in condizioni di povertà. Ma chi gli è accanto in questo ultimo miglio di campagna elettorale lo racconta infuriato e deluso. Tuttavia, sarebbero molti di più i politici coinvolti in questa vicenda.

Tutti i parlamentari sono convocati a Roma e dovranno fornire la documentazione dei rimborsi effettuati durante la legislatura.

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