Martedì, 23 Gennaio, 2018

Apple, Francia apre un'inchiesta per "truffa" e "obsolescienza programmata"

Apple, Francia apre un'inchiesta per «truffa» e «obsolescienza programmata» Obsolescenza programmata, i consumatori all'assalto di un totem del capitalismo
Remigio Civitarese | 09 Gennaio, 2018, 14:41

La procura di Parigi ha aperto un'inchiesta preliminare su Apple per il sospetto di "obsolescenza programmata" di alcuni modelli di iPhone.

Non è servito nemmeno il mea culpa e la possibilità data a tutti (non solo ai possessori di un iPhone vecchio) di cambiare la batteria per soli 29 euro invece dei soliti 89, adesso si parla chiaramente di obsolescenza programmata. Per i consumatori questa pratica non è etica e si sospetta che sia particolarmente diffusa nel settore dell'elettronica, che produce montagne di rifiuti non riciclabili ogni anno, si legge su thelocal.fr.

Sta facendo molto discutere in Francia l'indagine aperta nei confronti di Apple in seguito alla denuncia di una associazione di consumatori, Halte à l'obsolescence programmée, secondo cui il colosso di Cupertino mette in atto una "obsolescenza programmata", nel senso che i prodotti immessi sul mercato sono intenzionalmente programmati per durare poco in modo da indurre i consumatori ad acquistarne di nuovi.

Nell'occhio del ciclone questa volta c'è Apple che ha recentemente ammesso di ridurre artificiosamente le prestazioni dei suoi iPhone più vecchi (iPhone 7, 6, 6s e SE): Apple ha confermato di limitare le prestazioni degli iPhone più vecchi. La Procura di Nanterre (a nord-ovest di Parigi), affidando l'inchiesta alla Direzione generale repressione frodi del Ministero dell'economia, ha puntato gli occhi anche su quattro multinazionali produttrici di stampanti, Epson, Brother, Canon e HP, accusate di far pagare salato ai consumatori l'inchiostro nelle cartucce: un litro d'inchiostro costa 2.062 euro, il doppio di un litro di profumo Chanel n.5, cento volte di più di una bottiglia di Bordeaux e quasi 2mila volte un litro di benzina senza piombo.

L'azione della giustizia francese é motivata dalla "Legge Hamon", emanata nel 2015, che stabilisce che una società che decide in modo deliberato di accorciare la vita dei suoi prodotti può essere multata fino al 5% delle vendite annuali, e i dirigenti rischiano fino a due anni di carcere. Secondo i due investitori, infatti, l'iPhone avrebbe accentuato il fenomeno della dipendenza dei più giovani dai propri dispositivi.

Ai guai con la giustizia si deve aggiungere inoltre l'appello rivolto all'azienda nientemeno che dai fondi Calstrs e Jana Partners LLC, fra i maggiori azionisti della compagnia, con il quale si chiede di studiare con urgenza la possibilità che l'iPhone possa produrre dipendenza nei bambini e che l'uso intensivo degli smartphone possa causare problemi alla loro salute mentale.

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