Mercoledì, 25 Aprile, 2018

Sacchetti biodegradabili al supermercato: cos'è vero e cosa non lo è

Sacchetti di plastica bio, dal 1° gennaio si pagano: costeranno fino a 12 euro a famiglia Sacchetti biodegradabili al supermercato: cos'è vero e cosa non lo è
Irmina Pasquarelli | 06 Gennaio, 2018, 20:20

Da inizio anno i sacchetti per frutta e verdura devono essere obbligatoriamente biodegradabili, mentre prima erano di plastica, e soprattutto i clienti li pagano. Dice la norma: dal 1° gennaio nei supermercati quei sacchetti leggerissimi di plastica in cui si raccolgono, si pesano e si prezzano i prodotti venduti sfusi come frutta, verdura o affettati devono avere tre caratteristiche. Certo, se Paesi come Portogallo o Polonia non sono ancora intervenuti dal 2010, quando i sacchetti usati erano più di 500, sembra comunque difficile che possano riuscire a rispettare questa condizione. Richiamo che si è quasi sempre tradotto in opposizione strenua agli inceneritori, salvo poi far uscire dal collasso la Capitale, amministrata dal M5s, inviando la "monnezza" a un termovalorizzatore che sta a 450 chilometri.Una trave nell'occhio e non proprio biodegradabile.

"Non si capisce perché il Governo abbia unilateralmente deciso che il costo dei sacchetti sia a carico dei consumatori e non delle catene commerciali o degli esercenti - ha sostenuto il presidente Carlo Rienzi -".

In questo modo, secondo alcuni si aggirerebbe l'eventualità dell'addebito del costo per la busta monouso, costo che viene applicato proprio al momento dell'etichettatura: se si appone un'etichetta su ogni singola mela, si andrà a pagare il prezzo di un sacchetto per ogni frutto etichettato. I sacchetti biodegradabili sono prodotti da diverse aziende italiane che praticamente li hanno inventati e li vendono in tutto il mondo.

Nel mezzo della polemica sull'obbligo di utilizzo della borsa biodegradabile per contenere frutta e verdura, una soluzione possibile arriva dalla Confesercenti del Veneto: "Basta usare bustine di carta e acquistare nei negozi di vicinato e ai banchi in piazza, che a differenza dei supermercati, non avendo un reparto self service, non sono tenuti ad esporre (e vendere) sacchettini bio e guanti in plastica". Secondo i calcoli, ogni famiglia potrebbe spendere all'anno, mediamente, dai 5 ai 7 euro in più, 12 euro secondo alcune stime, fino a 50 euro secondo il calcolo meno roseo del Codacons. "Abbiamo continuato sulla strada della difesa dell'ambiente e della salute dei cittadini con provvedimenti organici e coerenti, ultimo quello sui cotton fioc non biodegradabili, che è stato elogiato pubblicamente anche da Erik Soheim, direttore dell'Unep, il programma Onu per la difesa dell'ambiente".

Qualcuno afferma che i sacchetti ultraleggeri hanno un costo fisso di due centesimi. Si tratta di assemblamento anomalo di leggi e codicilli che vanno a modificare altre leggi già in vigore. E se non sarà accolta tale richiesta, l'associazione avvierà clamorose forme di protesta nei supermercati, lanciando lo sciopero dei sacchetti e spingendo i consumatori a pesare uno ad uno i prodotti ortofrutticoli passandoli singolarmente in cassa pur di non pagare l'ingiusto balzello. Ci vorrà tempo, poi il prezzo probabilmente si uniformerà. In più la gente tendeva a portarne a casa una quantità spropositata rispetto all'uso, contribuendo ad aumentare l'inquinamento da plastica.

'Fatta la legge, trovato l'inganno', recita un famoso detto. Purtroppo solo in parte, perché su ogni sacchetto continueremo ad apporre le etichette col prezzo che, una volta applicate, impediscono uno smaltimento davvero biologico.

Tra queste, una su tutte ha generato deformazioni nella comprensione del reale impatto di quanto in vigore da pochi giorni nei supermarket di tutta Italia: la bufala sul 'favore all'amica di Matteo Renzi'.

Altre Notizie