Mercoledì, 25 Aprile, 2018

Ricercatore campano scopre come "spegnere i tumori"

La lotta ai tumori diventa una 'guerra di precisione' Il team guidato da uno scienziato beneventano scopre "il motore dei tumori"
Irmina Pasquarelli | 05 Gennaio, 2018, 11:52

"Grazie a questa scoperta stiamo sperimentando terapie 'di precisione' per bloccare lo sviluppo dei tumori". Dal 2002 è a capo di un gruppo di ricerca contro i tumori, nel team che ha realizzato la scoperta ci sono moltissimi italiani: Anna Lasorella, Angelica Castano della Columbia, Stefano Pagnotta e Luciano Garofano e Luigi Cerulo, che lavorano fra la Columbia e l'università del Sannio, Michele Ceccarelli dell'Istituto Biogem di Ariano Irpino. Risultato: ne deriva una maggiore disponibilità di energia per il moltiplicarsi e diffondersi incontrollato delle cellule tumorali.

Solo oggi però è arrivata la conferma: "Adesso sappiamo che questa fusione genica è una delle più frequenti in tutte le forme di tumore", ha spiegato Iavarone. I ricercatori avevano notato che la proteina di fusione agiva come una sorta di 'droga' capace di scatenare il tumore, di alimentarlo e di legarlo a se', rendendolo completamente dipendente.

La quantità di periossiomi cresce di 4-5 volte, esattamente come cresce l'attività metabolica provocando l'ammassamento nella cellula di elementi ossidanti che favoriscono la formazione di Pgc1-alfa, sostanza indispensabile per il metabolismo del mitocondrio, il quale diviene libero di incitare in modo disconesso l'attività dei mitocondri e la creazione di energia. E' una lunga strada quella che li ha portati fino a qui, inseguendo la missione di migliorare le conoscenze sui meccanismi che promuovono il glioblastoma e lo rendono così difficile da curare, unica strada - sottolineano - per poterlo aggredire più efficacemente.

"Fgfr3-Tacc3 è probabilmente la più frequente fusione genica descritta finora nel cancro", osserva Iavarone, co-leader dello studio. "Con questa ricerca siamo finalmente riusciti a capire come FGFR3-TACC3 induce e perpetua i tumori maligni e possiamo sfruttare i nuovi obiettivi terapeutici in una cura sempre più personalizzata del cancro".

Lo studio descrive una complessa cascata di eventi scatenati dalla presenza della potente fusione genica che convergono nell'aumento della attività mitocondriale. In quel caso la coppia Iavarone-Lasorella aveva identificato una proteina che non esiste in natura e che nasce dalla fusione di due proteine chiamate FGFR3-TACC3.

Gli scienziati hanno appurato che l'elemento che innesca la fusione dei geni è l'aumento del numero e dell'attività dei mitocondri. Dopo l'attivazione, Pin4 raggiunge altri piccoli organelli cellulari, i perossisomi, che normalmente metabolizzano grassi e producono carburante per l'attività mitocondriale. Per questo vengono attualmente testati in pazienti con il tumore cerebrale positivo per Fgfr3-Tacc3 in studi clinici diretti da uno dei co-autori dello studio pubblicato su Nature, Marc Sanson dell'ospedale Pitié Salpetriere a Parigi.

Un vero e proprio motore molecolare che li alimenta, e da cui i tumori dipendono. "Infatti, in esperimenti su cellule tumorali in coltura ed in modelli animali di glioblastoma generati da FGFR3-TACC3, il trattamento con gli inibitori del metabolismo mitocondriale ha interrotto la produzione di energia e fermato la crescita tumorale". "Stiamo testando questa nuova ipotesi nei nostri laboratori della Columbia University".

Altre Notizie