Martedì, 24 Ottobre, 2017

Ruba caramelle nel luogo dove lavora: licenziato e la Cassazione approva

Ruba caramelle sul lavoro la Cassazione Ruba caramelle sul lavoro la Cassazione"Giusto il licenziamento Oggi alle 18:36- ultimo
Rufina Vignone | 13 Ottobre, 2017, 12:38

Se fai lo scaffalista al supermercato, capita che qualcosa ti 'scivoli' in tasca.

Tutto nasce quando, alcuni anni fa, a fine turno, l'addetto al rifornimento degli scaffali viene trovato in possesso della merce, ovvero un po' di caramelle dal valore di meno di 10 euro, che non aveva pagato. Ad avviso della Corte il comportamento "fraudolento" ha minato in maniera irreversibile il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore. Uscendo dal supermercato, infatti, è scattato l'allarme anti-taccheggio e da quel momento per l'uomo è cominciato l'incubo: in un primo momento si era difeso sostenendo che il capo della sicurezza volesse incastrarlo, che quelle caramelle lui non le ha mai prese. Il dipendente ha impugnato il provvedimento, ma oggi la Cassazione ha dato ragione all'azienda: corretto il licenziamento per giusta causa non tanto per il valore - esiguo - della merce, ma perché è venuto meno il rapporto di fiducia fra le parti. A domanda del datore di lavoro, non era riuscito a spiegare la loro presenza nelle sue tasche. Puntando inoltre sul fatto che non avesse precedenti, aveva fatto ricorso.

Doglianze, queste, respinte dalla Suprema corte - sentenza n. 24014 del 12 ottobre 2017 - la quale ha condiviso il giudizio valoriale formulato dai giudici di merito in ordine alla gravità della condotta contestata nonché alla proporzionalità della sanzione espulsiva.

"Il dimostrato carattere fraudolento - scrive nella sentenza la sezione Lavoro della Cassazione - nella specie palesemente doloso e premeditato, della condotta del lavoratore è stato ritenuto sintomatico della sua, anche prospettica, inaffidabilità e, come tale, idoneo ad incidere in maniera grave ed irreversibile sull'elemento fiduciario, nonostante la modesta entità del danno patrimoniale e la mancanza di precedenti disciplinari". L'ex dipendente è stato condannato anche a pagare le spese di giudizio in Cassazione, per oltre 3.500 euro.

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