Mercoledì, 13 Dicembre, 2017

Crac di Banca Etruria, chiesti agli ex vertici 400 milioni

Banca Etruria chiesti 400 milioni di risarcimento Chiesti 400 milioni agli ex Cda di Banca Etruria, l'eventuale risarcimento agli azzerati
Remigio Civitarese | 11 Ottobre, 2017, 21:51

Il liquidatore Giuseppe Santoni li ha citati davanti al Tribunale civile di Roma per una cifra che supera i 400 milioni di euro. Il risarcimento è stato stimato pari a 400 milioni e potrebbero andare a coprire le perdite dei creditori della banca dopo che il governo aveva deciso di liquidare la banca insieme ad altri tre istituti: CariChieti, CariFerrara e Banca Marche. Secondo le indiscrezioni stampa la richiesta sarebbe stata avanzata "per i danni causati dalla loro cattiva gestione" e avrebbe come obiettivo quello di risarcire quella parte di obbligazionisti subordinati che non hanno ottenuto il rimborso completo dei bond.Sarebbero 37 le persone coinvolte nella vicenda che portarono l'istituto al fallimento e i risparmiatori alla rovina.

Tra gli ex vertici finiti nel mirino della giustizia gli ex presidenti Lorenzo Rosi e Giuseppe Fornasari, lex vicepresidente Pier Luigi Boschi, padre del sottosegretario Maria Elena, ex dirigenti Consob diventati poi rispettivamente presidente del collegio sindacale e presidente della banca, Massimo Tezzon e Claudio Salini, oltre a tutti i consiglieri finanziati dalla banca con prestiti finiti in sofferenza tra cui Augusto Federici, consigliere della banca aretina. Ai giudici spettera' pure il compito di valutare l'attivita' della societa' di revisione PriceWaterhouseCoopers. Con la missiva il commissario liquidatore concedeva 30 giorni di tempo per versare 300 milioni di euro di indennizzo "in solido". Dunque, il liquidatore passò all'istanza in tribunale. Nell'elenco figuravano anche gli eredi di coloro che erano deceduti. Oltre a sottolineare le iniziative di "indebito e illecito ostacolo alla vigilanza della Banca d'Italia", Santoni contesta ai vertici dell'Istituto aretino - scrive sempre il 'Corriere'- di non aver dato seguito all'input di Bankitalia che raccomandava la fusione con un partner affidabile che invece non ha avuto seguito.

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