Mercoledì, 20 Settembre, 2017

Inchiesta Consip. I giornali rivelano: "Woodcock indagato"

Consip, nuove accuse a Woodcock Roma apre un'inchiesta per falso Henry John Woodcock indagato a Roma per falso. "Prove costruite" sul caso Consip
Rufina Vignone | 16 Settembre, 2017, 20:22

Il pm Henry John Woodcock è indagato dalla Procura di Roma anche per falso, in concorso con l'ex capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, nell'ambito del caso Consip. Sarebbe stato proprio l' ufficiale del Noe - secondo quando scrivono oggi Il Corriere della Sera, il Messaggero e il Mattino - a dire ai pm di Roma di essere stato indotto dal magistrato a scrivere in una informativa che i servizi segreti avrebbero spiato i carabinieri che stavano indagando sull' imprenditore Alfredo Romeo.

L'inchiesta Consip, nata per svelare un sistema di appalti "sospetti" legati alla centrale unica degli acquisti della pubblica amministrazione, sta facendo luce su presunti comportamenti anomali di alcuni inquirenti. La circostanza emergerebbe da un'audizione della stessa procuratrice davanti al Consiglio superiore della magistratura. Si ricordano in proposito gli sms del capitano Scafarto ai suoi marescialli, quando voleva a tutti i costi appesantire la posizione di babbo Renzi, ma le intercettazioni non lo aiutavano. "Arriviamo a Renzi", avrebbero detto i due militari, nell'aprile del 2015, al capo dei magistrati di Modena. Per il Procuratore modenese, Scafarto e De Caprio - vero nome del Colonnello Ultimo - erano "assolutamente spregiudicati" nella conduzione dell'indagine. "Soprattutto, non ho mai parlato di Matteo Renzi con nessuno, nemmeno con la dottoressa Musti". Ai pm Scafarto disse che a rappresentargli la necessità di compilare un capitolo su tale circostanza fu Woodcock, che confermò tale versione durante l'interrogatorio. Ieri il segretario del Pd, nel corso di un dibattito organizzato da Il Foglio, ha commentato: "Do un giudizio politico: quelli che volevano utilizzare Consip per gettare fango addosso a me credo che vedranno nei prossimi mesi quel fango ritorcersi contro". Dunque stavolta l'accusa proviene direttamente dall'investigatore che collaborava con lui nel caso Consip, autore del rapporto che si sospetta manipolato, e ora il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, assieme all'aggiunto Paolo Ielo e al sostituto Mario Palazzi, dovranno valutare la fondatezza delle sue dichiarazioni.

"Credo che ci sia bisogno di stabilire la verità perché la democrazia vive solo se si stabilisce la verità dei fatti", ha inoltre dichiarato.

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