Domenica, 24 Settembre, 2017

Paura nel carcere di Teramo, detenuto con l'Aids sputa sangue contro l'agente

Augusta Aggressione in carcere di un agente il Sappe chiede aiuto alla politica per risollevare il sistema penitenziario Rieti, follia in carcere, Sappe: la Regione ha ormai raggiunto l ...
Irmina Pasquarelli | 13 Settembre, 2017, 06:41

Gli ultimi governi italiani hanno sbagliato tutto sulle tematiche penitenziarie, consegnando le carceri in mano ai detenuti con la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario aperto e abbandonando a loro stessi i poliziotti penitenziari.

Gli agenti sono stati aggrediti a pugni e testate ed hanno riportato escoriazioni e ferite al volto e alle braccia, giudicate guaribili in pochi giorni. E' il commento del segretario generale del SPP (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo. "Questi 'professori' che conoscono il carcere solamente sui libri- ha sottolineato - devono capire che le celle delle carceri devono stare chiuse: altrimenti si consente ai detenuti di girare per le sezioni detentive tutto il giorno senza fare nulla, a tutto discapito della sicurezza e della incolumità dei poliziotti penitenziari".

Peraltro - aggiunge il Sindacalista - quella di Santa Maria Capua Vetere è una delle realtà detentive maggiormente a rischio sul territorio Nazionale tenuto conto che il carcere si trova nell'area geografica a maggior incidenza camorristica e vi sono allocati esponenti di spicco di tale organizzazione criminale in numero elevato, anche se non ancora assurti agli onori della cronaca. A ricostruire la vicenda sono stati il vice segretario Uilpa Polizia Penitenziaria Abruzzo, Mauro Nardella, ed il segretario provinciale del Sappe, Giuseppe Pallini.

Se la richiesta non fosse stata fatta il sindacato afferma che si rivolgerà alla Segreteria Nazionale chiedendo che anche Augusta si possa tutelare il diritto alla salute della Polizia Penitenziaria e anche dei detenuti. I vertici dell'Amministrazione Penitenziaria hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali.

Per tutta risposta l'uomo, un 52enne arrivato dal Lazio che soffre di disturbi psichici, si è scagliato contro le guardie del carcere arrivando a colpirne uno con un pugno mentre ha addirittura ferito con un coccio di vetro l'altro. "Episodi come questo - conclude Giangrasso - sono il risultato del fallimento politico ed amministrativo di chi in questi anni ha guidato la macchina delle strutture Penitenziarie".

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