Mercoledì, 22 Novembre, 2017

"La propaganda fascista è un reato". La Camera approva la legge Fiano

Propaganda fascista: la legge arriva alla Camera per l'approvazione, si rischia fino a 2 anni Domani approda alla Camera la legge contro la propaganda nazifascista
Rufina Vignone | 13 Settembre, 2017, 12:05

La Camera ha ripreso l'attività con l'approvazione del ddl Fiano che introduce il reato di propaganda fascista. Meloni e La Russa hanno radici politiche nelle organizzazioni del Movimento sociale italiano (Msi), partito che fu fondato nek 1946 da reduci della Repubblica Sociale. Una frase che gli ha attirato addosso accuse di censura: "Immagino che la prossima proposta di Fiano sarà il rogo dei libri".

La propaganda del regime fascista e nazifascista anche attraverso la produzione, la distribuzione o la vendita di beni che raffigurano persone o simboli ad essi chiaramente riferiti è a un passo dal diventare un reato previsto dal codice penale. Inoltre "la pena è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici".

"Il centrodestra contesta il provvedimento che ora deve passare al Senato" scrive La Stampa. I sì sono stati 261, i no 122. E, forse accecato dalla pur condivisibile intenzione di condannare i residui di ideologia fascista - ammettendo che ciò sia necessario - ancora più o meno latenti nel nostro paese, il legislatore sembra aver imboccato la strada di un intervento normativo a forte rischio di incostituzionalità.

In seguito fu la legge 205 del 1993, conosciuta come legge Mancino, a punire "chiunque faccia propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi"; per questi reati è prevista la reclusione fino ad un anno e sei mesi o multa fino a 6.000 euro. I voti contrari sono invece arrivati da Forza Italia, Fdi, Lega Nord e M5S.

Il ddl Fiano prevede l'inserimento nel codice penale dell'articolo 293-bis che introduce il reato di propaganda fascista. Doppiare quella legge, insistendo sulla ' gestualità' equivale di fatto a una richiesta di stringere le maglie mettendo fuori legge e punendo severamente anche gesti che, per quanto apologetici, nessuno o quasi si era sin qui sognato di sanzionare, come appunto il saluto romano. Ma la colpa non è di questa legge o di come Fiano la ha scritta: è il tema in sé, troppo delicato per poter essere affrontato sbrigativamente. In linea di principio, poi, non è facile, ed è anzi quasi impossibile tracciare il confine tra punizione della propaganda fascista o dell'incitazione all'odio e negazione della libertà di pensiero ed espressione. Questa disposizione è stata oggetto di diversi interventi interpretativi della Corte costituzionale, la quale ha limitato l'applicabilità nel senso di andare a qualificare come penalmente rilevanti solo quelle ipotesi di apologia concretamente idonea alla riorganizzazione del partito fascista, casi di "istigazione indiretta a commettere un fatto idoneo alla riorganizzazione".

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