Lunedi, 20 Novembre, 2017

Caso Ogm, Corte Ue dichiara

Ogm, Corte di Giustizia Ue: Stati possono vietarli solo se è evidente rischio per salute o ambiente Ogm: la Corte di giustizia europea bacchetta l'Italia
Rufina Vignone | 13 Settembre, 2017, 17:14

È questa la bacchettata che arriva da Bruxelles al nostro Paese con una sentenza della Corte di giustizia europea sul caso di Giorgio Fidenato, agricoltore penalmente perseguito nel nostro Paese perché nel 2014 piantò mais Ogm autorizzato dall'Ue nonostante un decreto interministeriale del 2013 ne vietasse la coltivazione.

Il caso nasce nel 1998, quando la Commissione ha autorizzato l'immissione in commercio di mais geneticamente modificato Mon 810, fondandosi sul parere del comitato scientifico, secondo cui non vi era motivo di ritenere che il prodotto avrebbe avuto effetti pregiudizievoli per la salute umana o per l'ambiente.

Sulla base di un parere scientifico emesso dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), la Commissione ha concluso che non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste che fossero capaci di invalidare le proprie precedenti conclusioni sulla sicurezza del mais Mon 810. "Se non è stabilito che un prodotto geneticamente modificato è suscettibile di presentare un rischio grave per la salute umana, animale o per l'ambiente - spiega la Corte - né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure urgenti come il divieto di coltura". Nonostante ciò, nel 2013 il governo italiano ha adottato un decreto che vietava la coltivazione del MON 810 nel territorio italiano.

"In pratica il principio di precauzione, che sul rischio presuppone un'incertezza scientifica, non viene ritenuto sufficiente per adottare misure di emergenza sugli ogm". E nell'ambito del processo penale a loro carico, il Tribunale di Udine si era rivolto alla Corte di Giustizia Ue chiedendo se, in materia alimentare, possono essere adottate misure d'urgenza per prevenire rischi di salute non ancora pienamente rivelati o compresi per via di un'incertezza scientifica.

"L'agricoltura italiana - conclude la Coldiretti - è diventata la più green d'Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanza con mezzi di trasporto inquinanti, ma anche con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e con la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati, come avviene peraltro in 23 Paesi sui 28 dell'Unione Europea".

In tali circostanze, i giudici nazionali sono competenti a valutare la legittimità di quelle misure.

Gli Stati possono vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati solo se è evidente l'esistenza di un rischio per la salute umana, animale o per l'ambiente.

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