Venerdì, 22 Settembre, 2017

L'Ue prepara una web tax per i colossi di Internet

L'Ue prepara una web tax per i colossi di Internet   
                       
                
         Oggi alle 14:41 L'Ue prepara una web tax per i colossi di Internet Oggi alle 14:41
Remigio Civitarese | 10 Settembre, 2017, 08:22

La web tax europea messa a punto da Bruxelles intende superare il principio della residenza fiscale di aziende come Booking.com, Google, Amazon, Facebook e Airbnb adattandolo alla caratteristica dell'economia digitale, che produce redditi 'virtuali' in molti Stati pagando le tasse in uno soltanto. Nella casistica delle agevolazioni che hanno riguardato i colossi tech, non si può non ricordare quello del "doppio irlandese". In quell'occasione Italia, Germania, Francia e Spagna presenteranno una dichiarazione firmata dai rispettivi ministri dell'economia proprio a sostegno di una iniziativa per la tassazione delle imprese dell'economia digitale. È quanto si legge nel documento che l'Ecofin discuterà il 15 e 16 settembre a Tallin, in Estonia, di cui l'agenzia Ansa ha preso visione.

La dichiarazione è stata inviata a Toomas Töniste, Ministro delle Finanze dell'Estonia (Stato che ricopre la presidenza di turno dell'Unione europea) per conoscenza al Commissario europeo Pierre Moscovici.

Secondo quanto si apprende dal ministero dell'Economia italiano, questa iniziativa ha lo scopo di smuovere una situazione vista come parecchio iniqua: infatti, queste imprese svolgono attività a scopo di lucro in Europa ma non sono soggette alla tassazione di tutte le altre aziende, creando così una situazione di disparità di trattamento.

L'Unione europea studia una web tax continentale che consenta di tassare i grandi gruppi che operano su internet anche se non hanno sedi fisiche nei Paesi in cui operano. A lanciare l'iniziativa pan-europea è stato il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, che ha suggerito una revisione delle tassazioni nazionali per applicare un prelievo non più basato sull'utile bensì sul fatturato. Una tassazione che, comunque, permetterebbe di aumentare le entrate per le casse pubbliche da zero (o quasi) a diversi miliardi di euro.

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