Venerdì, 24 Novembre, 2017

Pensioni, Ragioneria di Stato: innalzamento dell'età è irrinunciabile

Pensioni, Rgs: toccando automatismi il sistema diventa più debole Pensioni, la Ragioneria dello Stato: “Se si rimanda l'aumento dell'età di uscita sistema a rischio e assegni più bassi”
Remigio Civitarese | 08 Agosto, 2017, 20:16

A sostenerlo è la Ragioneria generale di Stato, nel rapporto 2017 sulle "Tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario".

Secondo la Rgs infatti, "verrebbe messa in discussione l'automaticità ed l'endogeneità degli adeguamenti stessi, per ritornare nella sfera della discrezionalità politica con conseguente peggioramento della valutazione del rischio Paese". La presenza di questi automatismi costituisce uno dei "fondamentali parametri" di valutazione dei sistemi pensionistici, "specie per i Paesi con alto debito pubblico come l'Italia". "Una modifica normativa volta alla soppressione permanente del meccanismo di adeguamento alla speranza di vita dei requisiti di accesso al pensionamento" comporterebbe "una maggiore spesa per pensioni in rapporto al Pil di dimensioni consistenti". "Cio' non solo perche'" la previsione di requisiti minimi, come quelli sull'eta', e' "condizione irrinunciabile" per "la sostenibilita', ma anche perche' costituisce la misura piu' efficace per sostenere il livello delle prestazioni". In merito alla revisione dei coefficienti di trasformazione, invece, la Ragioneria di Stato segnala che ipotizzandoli costanti sui livelli determinati per il triennio 2016-2018, il rapporto tra spesa pensionistica e Pil tenderebbe a peggiorare gradualmente, arrivando a presentare un aumento di 0,5 punti percentuali nel 2040. Ecco che l'effetto "cumulato risulta di 21 punti di Pil al 2060 e di 23,4 punti al 2070". In sostanza: provare a toccare scatti e requisiti, come impedire il passaggio dell'età minima pensionabile da 66 anni e 7 mesi a 67 anni, rischia di avere ripercussioni serie sull'intero sistema. Dopo la mobilitazione dei sindacati, che si sono appellati al governo chiedendo un intervento diretto e immediato per rimandare lo scatto e il "no comment" del ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ha rimandato il problema all'autunno sulla questione si erano già espressi i presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato Cesare Damiano e Maurizio Sacconi con la richiesta di un intervento immediato e tempestivo da parte dell'istituzioni per disinnescare il prossimo "scatto" previsto dalla riforma.

E ancora: "Appare evidente, tuttavia, che gli interventi adottati con la Legge di Bilancio 2017 si muovono in controtendenza rispetto al suddetto processo di riforme".

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