Mercoledì, 13 Dicembre, 2017

Scuola: il liceo breve sperimentato in 100 classi italiane

Licei brevi, diploma in 4 anni dall'anno scolastico 2018/2019 Licei brevi, la ministra Fedeli firma il decreto. Si parte dal 2018-2019. Le novità
Carmela Zoppi | 07 Agosto, 2017, 21:42

Partiranno dal prossimo anno scolastico, 2018/2019 i cosiddetti licei brevi per sfornare diplomati appena 18enni come accade già nel resto d'Europa, in Inghilterra, Francia, Spagna e negli istituti tecnici tedeschi. Pensati e introdotti inizialmente dall'ex ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, la quale propose una sperimentazione per l'avvio di 60 classi, i "licei brevi" sono stati approvati anche dall'attuale titolare del Miur, il ministro Valeria Fedeli, che ha inoltre disposto non solo l'avvio della sperimentazione, ma anche l'ampliamento delle classi sperimentali da 60 a 100. 100 scuole con una classe a testa. Il nuovo provvedimento normativo invece amplia la platea a cento scuole, ma sarà possibile attivare al massimo una classe sperimentale per istituto.

Le scuole al momento della presentazione del proprio progetto, dovranno anche indicare i criteri di ammissione al percorso breve se le domande degli studenti dovessero superare il numero limite di alunni per classe, che è fissato in 25.

Gli studenti che si iscriveranno a questa scuola potranno raggiungere tutti gli obiettivi specifici di apprendimento entro il quarto anno.

Un'apposita Commissione tecnica sarà preposta alla valutazione delle domande. Le proposte dovranno distinguersi per un elevato livello di innovazione, in particolare per quanto riguarda l'articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l'utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l'uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l'università e i percorsi terziari non accademici.

Nel corso del quadriennio, un Comitato scientifico nazionale valuterà l'andamento nazionale del Piano di innovazione e predisporrà annualmente una relazione che sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. A collaborare col Comitato scientifico nazionale saranno i Comitati scientifici regionali, che dovranno valutare gli esiti della sperimentazione di anno in anno. Il Comitato verrà nominato dal ministro dell'Istruzione e dovrà individuare le misure di accompagnamento e formazione a sostegno delle scuole coinvolte nella sperimentazione.

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