Venerdì, 24 Novembre, 2017

Mezzogiorno: il PIL tornerà ai livelli pre-crisi solo nel 2028

Stime Pil 2017: +1,1 al Sud, +1,4 al Nord. Mezzogiorno rischia 20 anni a crescita zero Rapporto Svimez: Mezzogiorno ai livelli pre-crisi solo nel 2028
Irmina Pasquarelli | 28 Luglio, 2017, 16:30

"Le anticipazioni del rapporto Svimez evidenziano anche per il biennio 2017/2018 una crescita dell'economia del Sud ad un tasso non dissimile da quello italiano". Il principale driver della crescita meridionale nel 2017, si spiega, "dovrebbe nuovamente essere la domanda interna: i consumi totali crescerebbero dell'1,2 per cento (quelli delle famiglie dell'1,4%) e gli investimenti al Sud del 2 per cento".

La situazione economica del nostro paese, prosegue ancora il rapporto, potrebbe tornare ai livelli pre-crisi entro il 2028 sempre che il Mezzogiorno prosegua con gli attuali ritmi di crescita: potremmo quindi trovarci davanti a un ventennio di "crescita zero", che farebbe seguito "alla stagnazione dei primi anni duemila, con conseguenze nefaste sul piano economico, sociale e demografico".

"Oltre un terzo dei meridionali è a rischio povertà", ha detto il vicedirettore di Svimez, Giuseppe Provenzano. "Se -si legge nel rapporto- l'andamento del biennio di ripresa 2015-2016 suggerisce che la crisi non abbia minato la capacità delle regioni meridionali di rimanere agganciate allo sviluppo del resto del Paese e dell'Europa, tuttavia, il ritmo della congiuntura appare del tutto insufficiente ad affrontare le emergenze sociali nell'area, che restano allarmanti".

Secondo le stime di Svimez, poi, l'eventuale attivazione della clausola di salvaguardia relativa all'aumento delle aliquote Iva nel 2018 avrebbe sul Sud un effetto di circa 15 miliardi.

Anche la povertà resta realtà tangibile e non solo uno spauracchio, specialmente nei comuni non molto grandi e nelle aree periferiche delle grandi città: nel 2016 circa 10 meridionali su 100 sono in condizione di povertà assoluta.

Riparte l'occupazione e tra gli occupati cresce il filone di quelli a tempo indeterminato, accentuato dalla decontribuzione. L'incremento degli occupati anziani e del part time, però, "contribuisce a determinare una preoccupante ridefinizione della struttura e qualità dell'occupazione". Per Svimez, il dato più eclatante è il formarsi e consolidarsi di un drammatico dualismo generazionale: "in Italia rispetto al 2008 sono ancora un milione 900 mila i giovani occupati in meno". Sorprende il +2,4% della Campania, trainato dall'industria e dal turismo.

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