Martedì, 26 Settembre, 2017

Charlie Gard, ok della Corte: medico Usa potrà esporre benefici cura

Il piccolo Charlie Gard Il piccolo Charlie Gard
Irmina Pasquarelli | 14 Luglio, 2017, 22:26

Il filo è quello del giudice dell'alta corte britannica, Nicholas Francis, che oggi ha chiesto l'aggiornamento dell'udienza per comprendere i punti di vista dei genitori, del team di esperti internazionali coordinati dall'ospedale pediatrica Bambino Gesù.

Oggi all'udienza ci sarà anche la commissione di medici italiani del Bambin Gesù, per portare la loro professionalità al servizio di una speranza. "E il paradosso è che tanti medici stranieri gliela darebbero, mentre quelli inglesi, quelli del suo Paese, no".

Da qui è nata la discussione con il giudice che ha chiesto all'ospedale Great Ormond Street Hospital di fornire i dati esatti sul bambino "entro il 14 luglio".

Non mancano le voci critiche sull'eccessiva esposizione mediatica del caso soprattutto in seguito alle battaglie legali che i genitori hanno intrapreso in questi mesi per impedire ai medici del GOSH di staccare le macchine che tengono in vita il bambino. Io vedo invece segni di miglioramento. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Sta invece alla difesa dei genitori di Charlie rendere noto che il cervello di Charlie non sia irrimediabilmente danneggiato; che ci siano statistiche di miglioramenti del sistema nervoso del piccolo in percentuali adeguate. E alla fine il contrasto, più che di natura medico-legale, era di principio, come ha fatto notare lo stesso giudice: e cioè fra un approccio che chiede di tentare comunque una terapia, a qualsiasi costo, e una visione che tiene conto anche della effettiva qualità di vita del paziente.

Nelle prossime ore si attende la decisione finale.

La quantità delle firme raggiunte per la petizione, ha dato ancora più coraggio ai genitori del piccolo.

Una speranza alimentata anche dalle parole del medico americano intervenuto in videocollegamento da New York nell'udienza davanti all'Alta Corte di Londra, secondo cui l'elettroencefalogramma del piccolo "mostra una disorganizzazione dell'attività cerebrale, non un danno strutturale maggiore". La lotta della donna è senza quartiere, per provare almeno a garantire il tentativo di una cura sperimentale negli Stati Uniti a Charlie, che pure resta malato in maniera gravissima a causa di una malattia rara ereditaria, e che al momento è vivo solo grazie al collegamento al respiratore. "Charlie, prigioniero dallo Stato britannico, se la famiglia fosse ricca sarebbe libero di spostarsi per la terapia sperimentale ma è affidato alle cura del sistema sanitario nazionale ed è intrappolato, non possono nemmeno portarlo a casa per morire", ha dichiarato Alasdair Seton-Marsden, portavoce dei genitori.

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