Mercoledì, 20 Settembre, 2017

Sevizie e torture ai migranti, fermato un somalo

Torture e feroci violenze sui migranti prima di imbarcarsi, arrestato un somalo a Lampedusa Torture e maltrattamenti ai migranti, arrestato giovane somalo
Rufina Vignone | 28 Giugno, 2017, 08:57

E' il sesto immigrato - un somalo di 23 anni - che viene fermato, nel giro di tre mesi, perché ritenuto essere uno dei torturatori dei tanti profughi in attesa di raggiungere la costa libica e partire verso l'Eldorado Italia. L'uomo è accusato di associazione per delinquere, armata, di carattere transnazionale, dedita a commettere reati contro la persona tratta di persone, sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Si tratta di Toer Mohamed Amed, fermato, appunto, in esecuzione di un provvedimento della Dda di Palermo. T.M.A. avrebbe torturato è picchiato le sue vittime con con tubi di gomma e le avrebbe minacciate con armi da fuoco.

A supporto delle indagini ci sono le dichiarazioni di uno dei migranti sbarcati in Italia che è stato vittima delle sevizie. Il fermato è stato trasportato nel carcere di Agrigento.

"Al mio arrivo Mohammed il somalo era già nella struttura", ha dichiarato un migrante, "lui picchiava e si divertiva a umiliarci e a farci pesare la sua supremazia". Le indagini erano scattate il 27 maggio scorso, giorno dello sbarco del 23enne a Lampedusa.

"Stiamo individuando sempre più soggetti - hanno spiegato il capo della Squadra Mobile di Agrigento, Giovanni Minardi, ed il vice Vincenzo Di Piazza, durante la conferenza stampa svoltasi in Questura, - che in territorio libico fanno parte di strutture dove vengono tenuti sequestrati i migranti e dove vengono picchiati e seviziati per ottenere più denaro possibile da parte delle famiglie".

L'arrestato, a Lampedusa, avrebbe minacciato le sue vittime, anche minorenni, al fine di convincerle a non denunciarlo alla polizia. Cifra che si aggiravano anche sui 5mila euro.

"Iniziarono subito a torturarci per costringerci a contattare i nostri familiari affinchè inviassero il riscatto - testimonia un altro migrante -".

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