Domenica, 19 Novembre, 2017

Confindustria alza stime: Pil Italia 2017 a +1,3%,in 2018 a +1,1%

Confindustria ottimista nel 2017 Pil a +1,3 Pil in Italia nel 2017 va meglio
Remigio Civitarese | 28 Giugno, 2017, 17:51

Confindustria è ottimista sulla crescita e rivede in forte rialzo le stime sul Pil per il 2017, indicando un +1,3%, contro il precedente +0,8%. La correzione, rispetto ai dati di dicembre, è in buona parte dovuta all'innalzamento delle statistiche dell'Istat, viene spiegato. In generale, per il Csc l'accelerazione è stata trainata da "export e investimenti".

Confindustria però avverte: il quadro si farà via via "meno propizio, i margini hanno già iniziato a diminuire", e nel 2018 "i timori sull'esito elettorale tenderanno a rendere più prudenti le decisioni delle imprese", spiega Luca Paolazzi, direttore del Csc. Anche se fosse contenuta in 8 miliardi abbasserebbe l'incremento del Pil sotto l'1%. Dopo il +1,3% del 2016 gli occupati saliranno solo dello 0,8% sia nel 2017 che nel 2018.

"Il rientro dagli stati di crisi aziendali e il ritorno dal part time al tempo pieno stanno determinando un "allungamento degli orari di lavoro", tagliati durante la recessione, con la conseguenza - sottolinea il rapporto - che il numero di persone occupate crescerà a ritmo smorzato".

Nonostante i tangibili segnali di miglioramento, comunque, a fine 2018 il PIL italiano sarà ancora del 5% più basso del massimo toccato oltre dieci anni prima e del 7,7% in termini pro-capite e intorno ai livelli del picco del 2011. Nel biennio 2017-2018 le retribuzioni reali arretrano dello 0,5%, dopo il +1,4% nel periodo 2013-2016. Inoltre, la discesa del deficit pubblico procede lenta: al 2,3% del Pil quest'anno e al 2,4% nel 2018, al lordo delle clausole di salvaguardia che valgono 0,9 punti di Pil. Il tasso di disoccupazione sarà di poco inferiore al 10%, ma il lavoro manca, in tutto o in parte, a 7,7 milioni di persone. L'agenzia di rating ha infatti ritoccato a sua volta al rialzo il Pil dell'Italia nel 2017, al +1,2% dal +0,9% previsto a marzo, anche se ha ammesso che "la prestazione italiana resta ancora un po' preoccupante" rispetto agli altri principali Paesi europei.

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