Sabato, 24 Giugno, 2017

Isola di Capo Rizzuto. Arrestato John Ogais trafficante di migranti

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Rufina Vignone | 20 Giugno, 2017, 17:35

Adesso, però, il nigeriano di 26 anni è stato arrestato all'interno del CARA - Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo di Isola di Caporizzuto - su richiesta dei magistrati della Procura di Palermo che, contro di lui, hanno raccolto le testimonianze di numerosi migranti vittime delle sue angherie. L'uomo, che si trovava nel Cara "Sant'Anna" di Isola di Capo Rizzuto, è accusato di far parte di un'organizzazione criminale che gestiva la tratta di migranti tra la Libia e la Sicilia, di sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento di immigrazione clandestina.

Il provvedimento porta la firma dei pubblici ministeri Calogero Ferrara e Giorgia Spiri della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata da Francesco Lo Voi. I due uffici investigativi territoriali sono stati coordinati dalla Seconda Divisione del Servizio centrale operativo di Roma.

Arrestato 'Rambo', il nome d'arte di John Ogais, nigeriano di 25 anni, conosciuto per essere il torturatore dei migranti che erano in attesa di partire dalla Libia con destinazione l'Italia. "So che mio cugino e altri hanno provato a scappare e che sono stati ripresi e ridotti in fin di vita, a causa delle sevizie cui sono stati poi sottoposti", racconta una delle vittime di Ogais.

La polizia è riuscita a incastrarlo grazie alle testimonianze raccolte dagli altri migranti che hanno detto che Ogais si faceva chiamare "Rambo" e non si faceva scrupoli ad ammazzare e seviziare le persone. Le torture cui sono stato sottoposto sono innumerevoli: sono stato torturato con i cavetti elettrici in tensione. Una volta fermato, gli agenti hanno condotto il nigeriano presso la casa circondariale di Catanzaro.

Mi facevano mettere in piedi per terra, dove precedentemente avevano versato dell'acqua. Poi azionavano la corrente elettrica per fare scaricare la tensione addosso a me. Subivo - continua a spiegare - delle scariche elettriche violentissime.

E ancora: "Alcune volte mi picchiavano, in varie parti del corpo, con dei tubi. Alcune volte mi legavano le braccia e poi mi appendevano in aria, per picchiarmi violentemente". "Ho assistito personalmente al pestaggio sino alla morte di due persone, un nigeriano minorenne e un altro uomo anch'esso nigeriano ucciso da 'Rambo' davanti al fratello della vittima - a parlare è un altro migrante. Nello stesso momento dell'omicidio Rambo minacciava armato di pistola il fratello, intimandogli di non raccontare nulla alla famiglia e di farsi mandare immediatamente i soldi". "Aggiungo inoltre di avere assistito a diversi violenti pestaggi operati da Rambo nei confronti di migranti".

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