Domenica, 24 Settembre, 2017

Riformisti o conservatori, l'Iran sceglie il suo futuro

Elezioni presidenziali in Iran – DI Francesco Guastamacchia Elezioni Iran, Rouhani favorito ma il conservatore Raisi ha l'appoggio del sindaco di Teheran
Rufina Vignone | 19 Mag, 2017, 17:16

Gli iraniani si recano oggi venerdì alle urne per eleggere un nuovo presidente.

Ed è proprio l'appoggio dell'ayatollah, che negli ultimi quattro anni si è più volte scontrato con le politiche proposte dal governo di Rouhani, considerate troppo riformiste e aperte nei confronti di Paesi come gli Stati Uniti, l'ultima importante arma nelle mani dello sfidante conservatore.

Gli appelli di Rouhani alla continuità, in nome di una maggiore apertura ai mercati esteri e di un'uscita dall'isolazionismo del Paese, si scontrano quindi con le promesse di Raisi di una più rapida ripresa economica, di sussidi alle popolazioni più povere e della creazione di 1,5 milioni di posti di lavoro all'anno. Stando al sondaggio, il 27,8% è d'accordo con la visione delle cose dei riformisti, mentre il 23,3% si trova in linea con i conservatori e un 14% con i moderati, mentre gli altri hanno dichiarato che non propendono per nessuno dei blocchi. Dopo l'uscita di scena del sindaco di Teheran, Mohammad Baqer Qalibaf, e dell'attuale primo vicepresidente iraniano, Es'haq Jahangiri, le elezioni vedranno sfidarsi quattro candidati: il presidente uscente Rohani, il membro del Consiglio per il discernimento Mostafa Aqa Mirsalim, l'ex capo della magistratura Seyyed Ebrahim Raeisi, e l'ex vicepresidente Mostafa Hashemi Taba. In politica interna ha promesso che avrebbe preparato una "carta dei diritti civili" ed attuato riforme per rilanciare l'economia.

Hassan Rouhani, il favorito, è stato il presidente della stabilità, dell'inclusione e della moderazione. "Ecco, lui è responsabile insieme ad altri tre presenti nei documenti della stessa Repubblica islamica; ci sono anche registrazioni nelle quali loro parlavano di come procedere per eliminare questi "disturbi" che erano all'interno della società iraniana e che erano anche complici della rivoluzione islamica".

"Lui esce da una carriera abbastanza importante dal punto di vista sia religioso sia politico, perché è a capo di una grande fondazione nella città santa sciita di Mashhad, una fondazione ricchissima, multimiliardaria, che gestisce moltissime attività turistiche e nei settori di produzione e agricoltura". Composto da sei esperti di legge islamica scelti dalla guida suprema, Ali Khamenei, e da sei giuristi eletti dal parlamento, è il consiglio a selezionare chi correrà alle presidenziali: dopo la scrematura operata dai giuristi, erano rimasti in lizza solo sei candidati, di cui due si sono ritirati alla vigilia del voto. "Aspetto qui dalle 7.30", ha spiegato Masha Behzad, 28 anni, al Guardian. "Per esempio un giornale vicino all'area cosiddetta riformista parla di una vittoria di un 55% circa dei voti al presidente uscente Rohani e il 44% a Raisi, il candidato vicino all'area cosiddetta conservatrice e religiosa della Repubblica islamica". Sarà compito dei leader a Taormina far capire a Trump che un Iran isolato e antagonista non migliora lo stato delle relazioni internazionali, che non sono mai state cosi complicate come in questa fase storica. "Al giro di boa noi non torniamo indietro", dice ai suoi elettori promettendo di agire per la revoca delle rimanenti sanzioni che stanno ostacolando gli sforzi dell'Iran per firmare accordi commerciali con i paesi europei e asiatici. Un ostacolo alla sua vittoria potrebbe essere la nazionalità di sua moglie, francese.

Un ulteriore elemento a favore del candidato pragmatista sembrerebbe essere l'apparente debolezza del fronte ultraconservatore, che per tutta la campagna elettorale è apparo diviso tra i due candidati di punta, Ebrahim Raisi e Mohammad-Bagher Ghalibaf, per ricompattarsi solo negli ultimi giorni intorno a Raisi, nel tentativo di agevolare una volata finale.

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