Venerdì, 24 Novembre, 2017

Draghi, crisi dell'Eurozona è alle spalle

Il presidente della Bce Mario Draghi Il presidente della Bce Mario Draghi
Remigio Civitarese | 19 Mag, 2017, 20:00

"La domanda domestica, sostenuta dalla politica monetaria della BCE, rappresenta il perno della ripresa".

I segnali si fanno chiari: gli stimoli monetari della BCE verranno gradualmente ritirati dall'anno prossimo, dopo che scadrà il piano di accomodamento noto come "quantitative easing". Il Presidente della BCE lancia una ventata di ottimismo confermato da quanto è emerso dagli ultimi verbali dell' Eurotower dove c'è scritto nero su bianco che la Banca Centrale Europea manterrà per ora una politica accomodante, ma i rischi al ribasso per l'economia si sono attenutati, tanto che si inizia a far largo l'ipotesi di una revisione delle stime a giugno. In caso contrario, l'attesa prolungata sulle posizioni attuali potrebbero portare ad una grossa crisi finanziaria nel momento di cambio di marcia. La crisi ha reso visibili i punti deboli strutturali nella nostra costruzione e ci ha costretto ad affrontarli.

Mario Draghi ha ricevuto ieri la laurea "honoris causa" conferitagli dall'Università di Tel Aviv. "A livello globale, il sistema finanziario è più resiliente".

"Oggi - ha proseguito il governatore della Bce - ci sono cinque milioni di occupati in più che nel 2013 e la disoccupazione, sebbene resti troppo alta, è ai minimi da otto anni". Secondo Draghi in Europa occorre andare "oltre l'Unione economica e monetaria", serve più integrazione e "mettere insieme sovranità".

Secondo Draghi la crisi iniziata nel 2008 ha portato non solo alla recessione in tutto il mondo, e all'aumento della disoccupazione, ma anche alla nascita di populismi e nazionalismi. "L'Ue e l'euro hanno sempre avuto il sostegno della maggioranza dei cittadini europei, ma spesso si sentiva solo una opposizione rumorosa". Ora questa maggioranza silenziosa ha ritrovato la sua voce, il suo orgoglio e la fiducia in se stessa. "E generalmente tutte quelle sfide che possono essere affrontate solo condividendo sovranità". Un periodo che però "è servito anche a migliorare la comprensione delle forze economiche e politiche e a tradurre questa nuova conoscenza in azione. La crisi, quindi, ha portato a una sorta di distruzione creativa con la rivisitazione critica di paradigmi riconosciuti, con l'identificazione di prassi errate che sono state rimpiazzate da altre più solide e con nuove ricerche che hanno affrontato aspetti della nostra società prima trascurati".

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