Sabato, 23 Settembre, 2017

Corte Ue, vendere PC con software preinstallati non è una pratica scorretta

Niente rimborso se hardware e software sono legati Corte Ue: sì ai PC con software preinstallati
Carmela Zoppi | 09 Settembre, 2016, 16:34

La lite tra le parti è arrivata in tribunale con la Corte di Cassazione transalpina che ha chiesto un parare alla Corte Ue per capire se "una pratica commerciale, consistente nella vendita di un computer provvisto di programmi informatici preinstallati senza che vi sia la possibilità per il consumatore di ottenere lo stesso modello di computer sprovvisto di programmi informatici preinstallati, costituisca una pratica commerciale sleale" e se "nell'ambito di un'offerta congiunta consistente nella vendita di un computer provvisto di programmi informatici preinstallati, la mancata indicazione del prezzo di ciascuno di questi programmi costituisca una pratica commerciale ingannevole".

Secondo il francese, però, l'offerta della casa giapponese rappresentava una pratica commerciale sleale. "Nel caso di specie" continua la sentenza della corte, emerge che "la vendita da parte di Sony di computer provvisti di programmi informatici preinstallati risponde, come rileva l'indagine di mercato connessa, alle aspettative di gran parte dei consumatori, i quali preferiscono l'acquisto di un computer provvisto di programmi preinstallati e di uso immediato all'acquisto separato del computer e dei programmi informatici".

E' certamente questo il caso che si è concluso proprio in questi giorni con una sentenza pubblicata dalla Corte di Giustizia Europea, che ha ufficializzato una decisione che di certo si rivelerà positiva per tutti quei produttori di Personal Computer che vendono i propri sistemi con software già installati per incontrare le esigenze di un'ampia fetta di pubblico.

La vicenda Nel 2008 Vincent Deroo-Blanquart ha acquistato in Francia un computer portatile di marca Sony provvisto di programmi informatici preinstallati (vale a dire il sistema operativo Microsoft Windows Vista e vari programmi applicativi).

A quel punto, dopo aver rifiutato tale proposta, Deroo-Blanquart ha citato in giudizio l'azienda per ottenere 450 euro di rimborso per i programmi "incriminati" e 2.500 euro per danno derivante da pratiche commerciali sleali. Alla decisione della Corte di Giustizia Europea ha contribuito anche il fatto che, in base alle informazioni presentate nel corso del processo, Sony aveva proposto all'acquirente di ricevere un completo rimborso per l'acquisto effettuato, ma l'uomo aveva rifiutato.

La questione posta all'attenzione dei giudici unionali era quella di un consumatore francese che aveva acquistato un computer portatile provvisto di programmi informatici preinstallati. Ciò dovrà comunque essere verificato dai giudici nazionali.

Se un programma installato in un determinato computer non piace all'acquirente, bisogna che ne scelga un altro che non lo abbia di default. Inoltre, la Corte afferma che la mancata indicazione del prezzo di ciascuno dei programmi preinstallati non è così rilevante da diventare, in caso di omissione, pratica ingannevole perché non altera sensibilmente il comportamento di chi compra.

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